Archive for aprile 2009

Tanti nemici, tanto onore

aprile 20, 2009

dipietroantonio

Si apprende che l’On. Di Pietro abbia osservato che a Montecitorio non ci sia nessuno che voglia pranzare in sua compagnia. L’ex magistrato ha aperto la campagna elettorale in Puglia traendone buoni auspici per il suo partito. Buoni presentimenti colti dalla difficoltà dei suoi colleghi deputati a relazionarsi con lui. Sostiene che tutti mostrino di temerlo e che sia proprio la crescita delle inimicizie a fargli trarre sentore di grandi successi politici. Sono le stesse conclusioni di Benito Mussolini, quando sosteneva “tanti nemici, tanto onore”, anche se sarebbe prudente non fargli sapere quanto dalla quantità dei suoi nemici Mussolini traesse la misura dei suoi meriti. E’ bene che il leader dell’Idv non si monti ulteriormente la testa. E’ già difficile digerirlo per quello che è, da sembrar sin troppo inquietante pensarlo in ruoli ancor più arroganti ed autoritari. Sarebbe davvero eccessivo!

Il molisano avrebbe più affinità elettive con Hugo Chavez: stessi modi rozzi, stessa violenza espressiva, stessa mancanza di cultura. Non sappiamo, però, per i congiuntivi! La figura di Mussolini, invece, pur discutibile come lo è Di Pietro, anche lui abile nel sollecitare gli istinti più che la ragione, ha avuto un rilievo storico ed un ruolo autorevole nella coscienza del tempo, con personalità decisamente diversa dall’ex poliziotto di Montenero di Bisaccia. Paragonare Di Pietro al dittatore di Predappio è senza dubbio un azzardo storico ed intellettuale a tutto svantaggio del secondo. Mussolini non aveva solo carattere e lucidità politica ma anche maggiori qualità umane ed una cultura ben più solida di Di Pietro. Più raffinato, più carismatico, oratore retorico ma molto efficace. Niente a che fare, insomma, con il molisano cresciuto a manette e trattore.

Saranno altre, però, le motivazione che spingono i Parlamentari a disdegnare la compagnia di Di Pietro. Il personaggio si presta a riflessioni poco lusinghiere sulla sua capacità di mantenere a lungo le amicizie. Tutti i compagni dei percorsi politici seguiti dal leader giustizialista hanno poi avuto parole molto dure nei suoi confronti. I parlamentari degli schieramenti avversari non hanno poi particolari motivi d’amicizia con Di Pietro. Lo immaginano sempre pronto ad utilizzare  qualsiasi confidenza che fosse utile alla sola sua causa, anche se dovesse tradire la riservatezza di coloro che gli hanno mostrato amicizia. Di Pietro è come il suo trattore, passa sopra a tutto e non fa niente per dissipare quest’impressione. Con la sua antenna moralizzatrice e forcaiola è più pericoloso di una microspia collocata per l’intercettazione ambientale. Non deve essere un piacere pranzare con Di Pietro, se si immagina ad una tavola imbandita come ad un luogo ideale per le confidenze, per i pettegolezzi, per le malignità, per le supposizioni e per il chiacchiericcio politico.

Nessuno ha, infatti, conservato a lungo stima per Di Pietro. A suo tempo neanche il capo della Procura di Milano, Borrelli. Tanti sostengono che il personaggio non sia un esempio di lealtà e che sia pronto a rimangiarsi la parola data in qualsiasi momento. Sono note le liti con i compagni di cordate elettorali a cui ha sottratto voti, rifiutandosi poi di dividere i rimborsi elettorali.

Per Di Pietro vale sempre la metafora, famosa ai tempi di mani pulite, del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, utilizzata sempre a seconda delle opportunità, tanto che tutto ciò che vale per gli altri non è detto che valga anche per lui o per chi gli sia vicino. Gli unici che gli sono stati vicini, da sempre, sono solo i componenti della sua famiglia ed il tesoriere del suo partito.

Due pesi e due misure per ogni cosa. Un giudizio severo per gli altri, comprensione ed assoluzione per se stesso e per chi gli faccia comodo. Anche le intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto il figlio hanno un peso diverso. Fa acqua anche la sua reiterata asserzione del rispetto della magistratura, se poi ad esserne vittima è un magistrato che scende in corsa alle europee con il suo partito. Quando è stato ministro arrivò ad sospendersi dall’incarico, pur non essendo prevista dalla nostra Costituzione la facoltà di esercitare le funzioni di Ministro  ad intermittenza a seconda degli umori del giorno. Una via di mezzo tra la sguscevole sagoma del protagonista della commedia all’italiana e l’uomo nero che si usava per rabbonire la vivacità dei bambini. Riesce così difficile pensare a Di Pietro meritevole di “tanto onore” per la misura della quantità dei suoi nemici!

Vito Schepisi

Piano casa ed opposizione confusa

aprile 2, 2009

POL: 1° CONGRESSO PDL

C’è una novità nell’accordo tra Governo e Regioni per il rilancio dell’edilizia privata, ma è una novità di cui si poteva anche fare a meno. Saranno i consigli regionali sulla base di un decreto quadro del Governo, da emanare entro una decina di giorni, ad approntare regione per regione, entro e non oltre 90 giorni dall’emissione del decreto stesso, le leggi attuative. Solo in caso di inadempienza nell’adozione del provvedimento legislativo interverrebbe un commissario ad acta nominato dall’esecutivo.

Se ne poteva fare a meno! Si poteva evitare, soprattutto qualora il decreto emanato dal Consiglio dei Ministri fosse già comprensivo delle norme di cautela ambientale, di salvaguardia dei centri storici e delle elementari norme urbanistiche e se, ugualmente in intesa con la Conferenza delle Regioni, avesse potuto superare ogni ostacolo relativo alle competenze in materia.

La volontà del Governo era questa! Nessuna prevaricazione e nessuna volontà di sottrarre competenze: solo la consapevolezza dell’urgenza.

Il decreto che si voleva emettere, già da primo momento, intendeva introdurre tutte le cautele possibili e gli organi di gestione locale del territorio avrebbero dovuto introdurre, come nel caso dell’apposita legge regionale, i regolamenti, i controlli, i limiti e le tutele.

Cosa sarebbe cambiato in sostanza rispetto ad ora?

Ma l’Italia è il Paese del diritto formale! E’ un vero peccato, però, che questo diritto venga meno, e spesso, quando invece è sostanziale, soprattutto se in relazione alle libertà ed alla dignità del cittadino. Non sono opinioni, ma statistiche, quelle che certificano che il cittadino italiano sia vessato per il godimento di ogni suo diritto e  che venga scoraggiato dalle lungaggini e dagli impedimenti burocratici allorquando dia corso ad ogni sua richiesta rivolta alla pubblica amministrazione, locale e nazionale, soprattutto in campo urbanistico.

L’attuale formulazione dell’accordo tra Governo e regioni si traduce soltanto in una evidente e quantomai incomprensibile – se non per astio politico ed ideologico – perdita di tempo.

Le regioni hanno competenza sul territorio per i piani e gli interventi urbanistici? Sacrosanto! Ma cosa avrebbe impedito alle stesse di adottare un testo unico approntato dal Governo, discusso con le regioni, comprensivo di tutele e di divieti? In presenza di  preoccupazione occupazionale e di crisi recessiva, la collaborazione degli italiani con l’Italia, per abbreviare i tempi degli interventi, sarebbe un’azione virtuosa ed un grande esempio di responsabilità.

Non  si può scendere nelle piazze per l’occupazione per poi ritardare di circa 120 giorni un provvedimento che secondo le previsioni più prudenti avrà la capacità di mettere in campo circa 750.000 posti di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Sorge il sospetto che gli enti locali mal digeriscano interventi in settori che da sempre, gestiti dalla politica e dalle caste tecnico-burocratiche sottraggano potere ai soliti noti. Un diritto che si ottiene con una semplice formalità si trasforma in un potere perduto. Si può interpretare così la vischiosità degli atteggiamenti posti in ostacolo.

L’opposizione esulta. Franceschini e Di Pietro cantano vittoria, ma riesce difficile capire per cosa. Sono venuti meno gli allarmi per la presunta devastazione del territorio? E sono venuti meno solo perché all’esercizio di un regolamento attuativo con controlli urbanistici ed ambientali, previsti già dalla bozza del governo, si sostituiranno una ventina di leggi regionali? Cosa cambierà se non a ritardare i tempi, il voler continuamente porre ostacoli di indecorosa “gelosia” politica per poi ottenere gli stessi interventi edificatori, invece che in vigore da subito, per bene che vada, solo tra tre mesi? Sembra un film già visto. La spazzatura di Napoli, l’Alitalia, l’astio antisociale della Cgil.

Erano stati diffusi studi sulla quantità di cemento sul territorio nazionale e c’è stato persino chi in televisione, da Fazio, ha sostenuto che l’architettura degradata delle nostre periferie sia la testimonianza del nostro passato e che per tale ragione andrebbe lasciata integra in quanto parte del nostro patrimonio culturale. Ci sarebbe da scommettere che tra un po’ si tornerà a dire che gli autori dello scempio edilizio del passato andrebbero invece arrestati. C’è tanta confusione, come sempre, specialmente a sinistra!

Vito Schepisi