Avviso di garanzia al PD

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Che abbia ragione Andreotti!

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

E’ da qualche settimana che c’è un pensiero che circola, anche se non chiaramente espresso.

E’ come la sensazione di un avviso di garanzia virtuale che la magistratura avesse inviato al PD.

Il complottismo in Italia è uno sport ben praticato, al pari della dietrologia più fantasiosa, ma questa volta c’è l’impressione di qualcosa di più rispetto alle solite trame immaginarie. C’è qualcosa che si materializza più facilmente rispetto a quel solito evocare il grande vecchio, quando l’illusionista politico di turno voglia aumentare la tensione e fomentare le piazze, alludendo a manovratori e possibili pericoli di derive autoritarie.

Per capirci non è la dietrologia pecoreccia come la P2 evocata da Di Pietro o le trame fasciste, razziste o autoritarie attribuite a Berlusconi.

Non è roba da populisti e demagoghi che, privi di argomenti validi per farsi capire ed accettare dal popolo, ricorrono alle suggestioni.

Questa volta c’è la concretezza di episodi reali, e tutti convergenti verso un preciso obiettivo. Anche gli attori giocano un ruolo troppo coerente con il fine da perseguire da potersi pensare che sia una semplice coincidenza.

Si ha la sensazione che ogni qualvolta ci sia in Italia la possibile convergenza sulla riforma della giustizia accade sempre qualcosa che faccia venir meno il possibile accordo.

Il Senatore Cossiga per ogni governo che si forma presta particolare attenzione al ministro della giustizia. Per l’ultimo, Angelino Alfano, al momento della sua nomina ha detto: “attento che arrestano tua moglie”. Ha tenuto a ricordargli di prestare molta attenzione per se e per la sua famiglia. L’ha informato che in Italia chi fa il ministro della giustizia è in serio pericolo giudiziario L’ex Presidente della Repubblica è uomo che parla per iperboli ma, da profondo conoscitore degli uomini e dei sistemi della politica, dei servizi e degli ordinamenti dello Stato, mostra sempre di sapere molto bene ciò che dice.

In Italia c’è una vera emergenza giustizia.

Con la bufera giudiziaria cascata sul PD, sembra che sia stato inviato un virtuale avviso di garanzia a Veltroni e compagni per diffidarli dal consentire il varo della riforma del sistema giudiziario, per diffidarli dal voler consentire di sottrarre alla magistratura il potere di stabilire la legittimità della politica.

La casta, come ogni corporazione che esercita un potere reale, attiva la sua autodifesa e lo fa coi mezzi di cui è più pratica: un avviso di garanzia.

C’è nella magistratura la preoccupazione che la politica, col consenso democratico e nell’esercizio del potere legislativo, possa con la riforma stabilire, com’è normale per tutto ciò che è esercitato in nome e per conto del popolo, l’imparzialità e la legittimità anche degli atti giudiziari.

La giustizia in Italia è rimasta quella corporativa ed autoreferente del regime fascista. L’avvento della democrazia non trascina per automatismo la trasformazione di uno strumento di regime in giustizia. Se col fascismo la parvenza dell’autonomia serviva al potere come paravento di giustizia, mentre imponeva un pensiero unico e possedeva l’autorità per rimuovere tutto ciò che si poneva in contrasto, con la democrazia i paraventi non servono e non esiste la facoltà di rimuovere ciò che l’esecutivo non gradisce.

Ma un potere senza controllo esercita anche atti senza controllo.

Se dev’essere considerata giusta l’autonomia della magistratura dal potere politico, per il rispetto delle regole della democrazia non si può ritenere invece legittimo il controllo della magistratura sulla politica, con intereventi che stabiliscono, com’è accaduto, persino il consenso o meno alla formulazione e promulgazione delle leggi in Parlamento.

Ci sono delle regole da osservare per poter dire che gli ordinamenti dello Stato siano conformi alla volontà del popolo. In caso contrario non si può parlare di democrazia ma, appunto, con l’azione prevalente della magistratura, di stato etico, alla stregua di quelli fondamentalisti di tipo islamico.

Sono anni che, con il sostegno della sinistra, la riforma viene osteggiata dai magistrati: sembra che tangentopoli abbia motivato un compromesso giustizialista tra la magistratura e la stessa sinistra.

Quello delle procure, pertanto, appare come un avviso di garanzia al PD per informare che ciò che non è stato fatto in passato, potrà esser fatto in futuro, e che sia sufficiente un Di Pietro per prendere le redini del fondamentalismo giudiziario, con il suo partito dei giudici che arraffa  i voti in libera uscita dal PD.

 

Vito Schepisi

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