Dopo Sky, quando l’equiparazione del regime fiscale anche per le Cooperative?

cooperative

Non è servita l’indagine della Procura di Palermo del 2000 sugli intrecci di affari tra cooperative rosse e mafia per focalizzare l’attenzione intorno al mondo delle cooperative. Eppure non ci sembra possibile sottovalutare una presenza produttiva e commerciale tra le più grosse d’Italia, soprattutto alla luce dei ripetuti episodi di ingerenze sospette e di attività ben più larghe e lucrose di quanto fossero previste dal legislatore nelle finalità di una forma societaria senza fini di lucro.

La moralizzazione del Paese deve passare anche attraverso il  monitoraggio dei giusti principi che giustificano misure di agevolazioni fiscali. Dopo che per Sky, si rivedano pertanto le aliquote anche per quelle associazioni non più impegnate solo a produrre e commercializzare, in cooperazione, beni e servizi di utilità sociale. Ben ci stanno le economie sulle spese, bene anche le iniziative sul piano dell’associazionismo e dell’occupazione, ma le agevolazioni fiscali, se non per forme di comprovato interesse sociale, non sono affatto giustificabili.

Non lo sono per almeno due motivi: sottraggono all’erario risorse da poter invece destinare ad interventi ritenuti più utili; sviluppano concorrenza sleale a quelle imprese che, pagando per intero le imposte, si trovano a dover fare i conti con margini più ridotti, con evidente pregiudizio ai principi della concorrenza e del libero mercato. L’impresa privata viene così a doversi difendere da una preoccupazione in più. In competizione con un soggetto economico privilegiato, infatti, il rischio impresa è più incalzante ed il pericolo di soccombere diviene reale. Nei periodi di recessione economica, come l’attuale, cresce anche il timore della perdita dei posti di lavoro, con il danno aggiuntivo alla collettività delle spese per gli ammortizzatori sociali.

Sarebbe persino troppo facile osservare che non sia giusto che, per far comprare una banca o una compagnia di assicurazione a qualcuno, si finisca col disperdere i requisiti della funzione sociale che lo Stato ha il dovere di assegnare alle agevolazioni fiscali. Non devono trasformarsi in un favore a qualcuno, o ad una parte del Paese, ma devono essere, senza ombre, misure da prendere nella loro funzione indifferibile di utilità sociale. In caso contrario, sarebbero un privilegio amorale.

Facendo come Travaglio (chiedo scusa ai lettori più seri – ndr), abile a riportare i virgolettati delle Procure, è al Tribunale della Libertà di Palermo, nell’ottobre del 2000, che si deve l’espressione “Le cooperative rosse hanno stipulato accordi con i più alti vertici dell’associazione mafiosa per la gestione degli appalti pubblici”. Pur con tutte le cautele, perché non si può usare la magistratura a giorni alterni, ma è sotto gli occhi di tutti il vasto raggio di interessi del sistema cooperativo. Non possono, inoltre, sfuggire gli intrecci col mondo della politica e degli affari, L’esondazione dell’intervento cooperativo nel mondo dell’impresa ordinaria sviluppa una concorrenza che di per se deve essere considerata sleale.

Sempre seguendo le indagini della magistratura, il PM Carlo Nordio, negli anni ‘90, aveva scoperto l’esistenza di un consistente patrimonio immobiliare, del valore di un migliaio di miliardi di lire, intestato a diversi prestanome, ma riconducibile direttamente al vecchio Pci, nel frattempo diventato Pds. Nel settembre del 1993 la procura di Milano in una perquisizione della sede del Pds, in Via delle Botteghe Oscure, trovava un’intera stanza piena di fascicoli relativi alla proprietà degli immobili. Non fu effettuato l’immediato sequestro, come avviene per prassi, ed i giorni successivi tutti i fascicoli scomparvero. E nessuno chiese conto a nessuno!(?) Il Sostituto Procuratore della Repubblica, Nordio, sempre negli anni ’90, aveva ricostruito alcune trame dei flussi di denaro che passavano dalle cooperative al partito post comunista. Non solo Nordio, ma anche altri magistrati nelle regioni rosse hanno seguito alcune vicende in cui si è sviluppato un interesse reciproco, fatto di scambi di uomini e voti, tra le cooperative ed i partiti della sinistra. Un conflitto di interessi che ancora permane ed agisce, come si è visto nella passata legislatura con le “lenzuolate” di Bersani, già presidente negli anni ‘90 della Regione Emilia e Romagna,  sede storica del sistema cooperativo in Italia, mirate a favorire interessi ed opportunità per le associazioni cooperative.

Dopo Sky, allora, cosa si aspetta ad unificare il regime fiscale di quelle società cooperative strutturate come aziende produttive e/o industriali?  

Vito Schepisi

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