La sinistra italiana resta quella delle suggestioni

Anche la scuola come le altre questioni sollevate con tanto clamore svanirà dalla cronaca come una bolla di sapone. Questo governo ha appena 5 mesi di vita e si è già trovato dinanzi a più di un venditore di cilindri colorati con dentro acqua e sapone per bolle che si diffondono nell’aria, si alzano, cercando di prendere il largo, e poi scoppiano per la loro materiale inconsistenza.

Le bolle di sapone durano lo spazio di un momento, anche se in quel momento fanno la gioia dei bambini. Le balle della sinistra durano altrettanto, e non si può dire che nel loro spazio di vita facciano la gioia di qualcuno.

Prevale la spinta alle suggestioni, più che la sostanza conta la rappresentazione delle cose. Non a caso il PD si è fornito di un leader diplomato in fiction.

L’Italia per il divertimento della sinistra ha pagato prezzi altissimi, persino in vite umane, oltre a danni materiali. I risultati, però, lasciano tutti molto perplessi. Lo Stato, infatti, non solo ha servizi  da terzo mondo, ma precipita anno per anno nelle classifiche in tutti i settori, scuola compresa.

Si è visto che per la sinistra non servono i confronti, non sono mai abbastanza i fondi stanziati, non è utile l’analisi economica delle compatibilità, non sono sufficienti gli spazi di controllo e la gestione della società attraverso i sindacati ed i patronati, e non sono mai congrui i fondi impiegati per la solidarietà e gli interventi per l’assistenza. Non bastano i trattamenti sociali e previdenziali al di sopra della media europea, e non basta neanche un numero di dipendenti in ogni settore pubblico in misura superiore agli altri paesi, c’è sempre qualcosa di più da imporre. Manca, però, e purtroppo, la percezione dell’efficienza commisurata a ciò che è ritenuto appena sufficiente.

Si ha l’impressione che il motivo sia rimasto quello di poter strumentalizzare l’irritazione dell’utenza. Si crea il disservizio per poter contestare al Governo di non essere capace di fornire risposte adeguate. Sarà per questo che la sinistra italiana, al contrario di quella europea, e dell’immagine che si ha della sinistra riformatrice, sembra essere più una forza conservatrice, persino con punte marcate di atteggiamenti reazionari.

L’inefficienza ed il bisogno creano una domanda non soddisfatta, soprattutto per le fasce più deboli che non possono permettersi di ricorrere a strutture private più costose. Questo vale per la sanità, i trasporti, la scuola e persino per la sicurezza e la previdenza. Non a caso a sinistra, tra i leader, si fa largo uso delle strutture private per i bisogni personali e per quelli delle proprie famiglie.

La sinistra italiana si è sviluppata in Italia nella serrata concorrenza, con le altre espressioni popolari, sulla ricerca del consenso attraverso i sistemi corruttivi – clientelari.

Dagli anni sessanta in poi c’è stato un braccio di ferro poco politico e molto populista. Mentre la destra e le espressioni liberali venivano marginalizzate,  si rafforzavano le espressioni corporative in cui si insediavano caste organizzate a piramide. La gestione del potere comprimeva persino le libertà formali che non trovavano spazi di diffusione. Chi si chiamava fuori era indicato come appartenente alla destra fascista, anche se invece era democratico e liberale.

Il sistema politico-clientelare, soprattutto nel mezzogiorno, si è retto sull’organizzazione politica dei bisogni della gente. Il voto di scambio consisteva nell’offrire i diritti come se fossero concessioni elargite. I partiti di massa avevano le loro cinghie di trasmissioni nei sindacati, nei patronati, nelle associazioni di categoria. Questi organismi si trasformavano in centri di reclutamento e di orientamento politico, non fondato però sul consenso e sulle convinzioni sociali degli elettori, ma sulla capacità di sfornare lettere di raccomandazioni, di distribuire posti di lavoro, di nominare Cavalieri della Repubblica, di istruire pratiche per la pensione, di esercitare la difesa sindacale sui posti di lavoro, di sollecitare il trasferimento vicino casa dei giovani di leva.

Per molti versi il Paese è ancora strutturato su queste logiche. Le giovani energie dovrebbero impegnarsi a respingere una realtà di caste e di privilegi, invece che battersi contro il nuovo e l’efficienza. A che servono ad esempio 5.000 facoltà universitarie con tanto di personale, mentre mancano i fondi per la ricerca, se non all’esercizio del potere delle caste?

Per la scuola e l’università c’è un lungo elenco di abusi e di sprechi, come lo è uno spreco anche il modulo delle tre maestre per le scuole primarie.

Vito Schepisi       su l’Occidentale

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