Il problema non è il colore della pelle ma la legalità

La sinistra ha il gusto della ciclicità negli argomenti della sua polemica. Come si alternano le stagioni, a sinistra si alternano i temi delle contrapposizione più nette. Nessuna proposta, nessuna idea ma solo l’intenzione di fomentare divisioni nel Paese.

Si ha l’impressione che ci sia una cernita tra gli episodi che maggiormente possano motivare polemiche ed esacerbare i toni del dibattito. Veltroni, però, dovrebbe ormai sapere che il limone è stato già spremuto e che l’acre succo è ben che consumato.

Non sono affatto cambiati i metodi della sinistra tradizionale di estrazione marxista. Lo spirito ed il metodo restano invariati: il fine è sempre lo scontro. Tra gli argomenti sono scelti quelli che possono incidere in modo più marcato, per creare disappunto e criminalizzare l’avversario politico che per l’occasione, tanto per coerenza, viene indicato come il nemico. A sinistra, malgrado le bandiere arcobaleno, c’è sempre clima di guerra, a volte da ultimo fronte.

Il tentativo è quello di far sembrare che da una parte ci sia gente rozza e dall’altra invece uomini buoni ed anime candide. In verità, invece, è che da una parte c’è stata la ferocia e l’odio di sempre e dall’altra, invece, l’istinto alla tranquillità ed alla tolleranza. Da una parte c’è un’azione politica fatta di parole d’ordine e di pregiudizialità, mentre dall’altra di ragionamento e di prudenza. Se da una parte c’è dialogo e moderazione,  dall’altra non demordono il massimalismo e la violenza.

Il fascismo e l’antifascismo, la legalità e la giustizia, il conflitto di interessi, l’informazione televisiva, il dialogo e le riforme ed ora la xenofobia ed il razzismo sono i luoghi in cui, a tavolino, viene organizzato lo scontro. E’ come dal capello di un prestigiatore da dove non escono conigli o colombe bianche ma arcigni motivi di odio.

L’ultimo focolaio è stato acceso sulla supposizione che la politica del Governo sia foriera di sentimenti di rifiuto della diversità. Alcuni episodi della cronaca nera, in cui si sono trovati coinvolti uomini di colore, sono stati presi a pretesto per alimentare una nuova odiosa campagna di accuse verso la maggioranza ed il governo.

Questa però si può rivelare una campagna scellerata. Può far sortire il pericolo di creare fenomeni di xenofobia quando, invece, in Italia non esistono se non in quantità fisiologiche e del tutto trasversali al quadro politico. Non si è cattolici, ovvero liberali o socialisti, e neanche fascisti o comunisti e nello stesso tempo razzisti per definizione.

La paura, invece, per gli episodi di violenza in cui ogni giorno vengono coinvolti extracomunitari e clandestini può, infatti, favorire fenomeni di reazione. Tanto più se le forze politiche soffiano sul fuoco delle criticità avvertite. Non sono da sottovalutare le tesi di coloro, come anche quella del Presidente della Camera Fini, che sostengono che il fenomeno del possibile e pericoloso emergere del razzismo possa aver origine dalla preoccupazione degli italiani per la presenza di extracomunitari, per lo più clandestini, dediti al malaffare.

Se si pensa che l’intolleranza, come se fosse una diversità, esiste anche nel tifo per le squadre di calcio e persino all’interno delle stesse città, e solo per mera rivalità sportiva, si capisce che questi episodi sono tributi da rimettere alla stupidità ed all’ignoranza più che sentimenti di vero razzismo.

Saggezza e prudenza vorrebbero che siano abbassati i toni e che gli episodi di intolleranza e di illegalità siano perseguiti con l’applicazione puntuale della legge, attraverso l’impegno rigoroso e responsabile della magistratura e delle forze dell’ordine.

Il ruolo della politica è quello di supportare, con l’attività legislativa, il compito degli organi dello Stato chiamati a garantire la sicurezza ed a sanzionare e reprimere il crimine. I partiti, come per tutti gli interventi per il ripristino del buon senso e della civile convivenza, devono invece trovare le opportune convergenze tra maggioranza ed opposizione, nel comune interesse, con lo scopo di motivare il Paese sulle scelte della civiltà e del diritto e non fomentando spaccature con pretestuose contrapposizioni finalizzate ad accendere focolai di scontro.

Le politiche di umanità e di solidarietà, il dovere all’ospitalità e la lotta alle discriminazioni si attuano con l’offerta di sicurezza per tutti, anche per coloro che provengono da altri paesi.

Il vero problema non è quindi il colore della pelle ma la legalità.

Vito Schepisi

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2 Risposte to “Il problema non è il colore della pelle ma la legalità”

  1. nonallineato Says:

    Ma borghezio tutto questo lo sa?
    luigi nonallineato

  2. vitoschepisi Says:

    Cosa centra Borgezio? Possibile che sia tanto difficile dsicutere seriamente delle cose? Ciarrapico, Borghesio, Salò, Putin…è una sinistra senza argomenti!!! E’ la conferma di ciò che ho asserito: c’è un miscuglio di argomenti polemici che ciclicamente sono posti ll’attenzione solo per il gusto ella polemica. Non ci sono idee, non c’è una proposta, non si cotruisce una alternativa…si fomenta solo odio. Solo stupido odio. Ieri mi è sfuggita una considerazione. Quasi, quasi come oppositore sarebbe stato preferibile Prodi! (anche se non ha mai fatto opposizione: si è sempre defilato). Prodi mentiva sfacciatamente, senza vergogna, mal sopportava d’essere contraddetto e viscidamente cercava cosensi su questioni in cui tutto si complicava e niente era chiaro. Con l’opposizione avrebbe dovuto invece chiarire e prendere posizione, e sarebbe stato un bel vedere. Veltroni, invece, si è impadronito di un personaggio immaginario, da libro Cuore, e recita la sua parte… spudoratamente, dimenticandosi che De Amicis ai suoi personaggi donava un anima che un ex comunista non può invece avere. Buon inizio settimana. vs

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