Veltroni non ci sta più con la testa

 

Sarà per il continuo cambio di fuso orario per i suoi ripetuti viaggi negli USA o per la ricerca di una gloria che invece non lo avvolge.

Sarà per gli insuccessi ricevuti: Obama non s’accorge di lui, poi scopre che l’alba era già stata scoperta e che il pubblico degli Usa lo ignora.

Sarà per l’affronto del rotocalco Newsweek di non dar traccia del leader del PD nell’elenco dei leader contemporanei della sinistra Europea.

Sarà per la brutta figura nella questione Alitalia, dove s’è rivelato impegnato prima a demolire, poi a vendere patacche ed a millantare credito, come un banale ed ignobile truffatore di vecchiette.

Sarà per tutto questo e per altro ancora, ma Veltroni sembra che non ci stia più con la testa.

Si pensava che fosse solo il suo timore nel vedere Antonio Di Pietro che gli prendeva la bacchetta del comando dell’opposizione, si pensava che fosse un po’ la confusione di un Partito Democratico, sorto senza un vero progetto politico, frantumato nella collocazione tra le famiglie politiche europee e disperso nella proposizione di ben delineate scelte programmatiche.

Il PD, per la verità, si mostra alquanto indeciso nel prendere la strada delle tradizioni pluraliste, democratiche e liberali, attratto com’è dalle sirene di una sinistra alternativa che è rimasta orfana di una rappresentanza parlamentare e di una convincente ed univoca leadership politica.

Veltroni è cresciuto nel pci del centralismo democratico e della fastidiosa tolleranza al pluralismo. La sua cultura politica è fatta della prevalenza della ragione di partito persino sulla logica. La sua rigidità formale, quando è in difficoltà, come lo è in questo periodo in cui la popolarità del Presidente del Consiglio Berlusconi è alle stelle, emerge come una reazione spontanea, come lo sgorgare dell’acqua da una fonte, e rivela una personalità estremista, nervosa ed irrazionale. Ed è rigida e veterocomunista la sua formazione quando affronta il suo avversario politico, indicandolo quale il male assoluto. Alla stregua di Di Pietro che dalla sua parte ha la scusante della sua ignoranza politica.

Quello di affermare che l’uva sia acerba, come nelle favole di Fedro ed Esopo, quando non si arriva a coglierla, è tipica di coloro che preferiscono circondare di disprezzo ciò che non sono in grado di realizzare. E’una prerogativa della formazione politica dei partiti etici e/o ingabbiati dalla ideologia, certamente un modo inquietante di interpretare la democrazia, ed è anche un pericolo per la serenità del confronto. Il PD– ha proprio ragione Peppino Caldarola – è un partito a porte chiuse”.

Quelle di Veltroni sono parole irricevibili, fomentano l’odio e allontanano il bisogno di pacificazione e di lealtà che invece gioverebbe al Paese e favorirebbe il recupero della credibilità della politica e delle Istituzioni.

Alla democrazia, infatti, non ci sono alternative. Non si rilancia la politica inseguendo l’antipolitica. Non si scoperchia la pentola di Di Pietro per mostrare l’assoluta mancanza del suo contenuto, rincorrendolo sulla stessa sua strada fatta di intolleranza e di avventura. La democrazia italiana avrà certamente la forza e la dignità per sopravvivere ai rigurgiti reazionari dei Di Pietro ed ora anche dei Veltroni, come ha saputo respingere l’ipocrisia di Prodi e l’impopolarità del suo governo.

”Viviamo un tempo che ha in sé gravi rischi” – ha sostenuto Veltroni nella sua intervista al Corriere della Sera”- “se non ci sarà una sufficiente controreazione, rischiamo di veder realizzarsi anche in Italia il modello Putin”. Sono parole dure e senza senso. Sono argomentazioni semplicistiche e populiste. Sono persino parole irresponsabili per un leader che ha ambizioni di confrontarsi per la carica di premier in Italia e dovrebbe quindi avere il buonsenso di usare prudenza e riservatezza, oltre al tatto diplomatico, nella valutazione delle politiche interne dei paesi con cui sono in corso da anni rapporti improntati a favorire un difficile dialogo.

Veltroni ha militato in un partito che ha sostenuto l’internazionalismo comunista quando c’erano ben altri personaggi nell’allora Unione Sovietica, come Breznev ad esempio, fautore del principio della sovranità limitata dell’Italia. E’ davvero singolare che ora s’accorga delle difficoltà democratiche, che nessuno nasconde, della Russia di Putin per evocare un rischio Italia. Lui, Veltroni, che sappiamo dov’era quando c’era il reale rischio Breznev per il nostro Paese.

Il segretario del PD dimentica lo squallore della maggioranza del Governo Prodi, quando il Parlamento era esautorato e si procedeva con decreti e voti di fiducia e si effettuavano controlli di tipo poliziesco sui voti dei parlamentari. Certamente non ne ha tenuto conto quando ha paventato – come ha fatto nell’intervista al Corriere – il pericolo di una “democrazia sostanzialmente svuotata. Una struttura di organizzazione del potere che rischia di apparire autoritaria“. Forse Veltroni ha anche dimenticato l’occupazione di tutte le cariche istituzionali ed il fiume dilagante di nomine, come anche la creazione, tra consulenze e funzioni, di sempre nuovi centri di esercizio del potere del precedente governo: quel governo Prodi, dove sedevano i maggiorenti del PD, e che sarà ricordato dalla storia come uno dei peggiori del Paese, uno dei più partitocratrici ed invasivi.

Noi siamo qua anche per ricordarglielo.

Vito Schepisi

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14 Risposte to “Veltroni non ci sta più con la testa”

  1. nonallineato Says:

    Eh! Soprattutto per i voti di fiducia durante il governo Prodi! Oggi invece….
    luigi nonallineato

  2. Fontan Blog » Veltroni non ci sta più con la testa - Il blog degli studenti. Says:

    […] webinfo@adnkronos.com: […]

  3. Redazione Says:

    Giusto. Bravo. Sacrosante parole. Finalmente qualcuno che sa reagire alla retorica. La Cecenia non esiste e l’Italia è un Paese democratco. A quel Paese il pluralismo! A che serve…a nulla. Bravo, menomale che ci sei tu a dirci queste cose.

    …ovviamente quanto ho scritto poco sopra era ironico. Una cosa vera però te la scrivo. Mentre durante una delle prime visite di Berlusconi in Russia, Putin gil stava mostrando una fabbrica di lavatrici, il nostro Silvionazionale ha dichiarato: “ma come hai fatto a raggiungere un risultato elettorale di questo tipo?”. Evidentemente lo kzar deve avergli dato qualche consiglio.

    Emilio

  4. vitoschepisi Says:

    Caro Emilio….Putin è esperto di Kgb e servizi segreti, Berlusconi di comunicazione. Stabilito questo sarà forse vero il contrario e cioè deve essere stato Putin a chiederte a Berlusconi come fare ad ottenere la maggioranza nel Paese.
    Nessuno ha detto che la Cecenia non esista. Esisteva con l’Unione Sovietica ed esiste con la Russia. L’Italia è una democrazia forte per via di una alleanza atlantica e di una lotta di 50 anni per mantenere la sinistra marxista fuori dal diretto controllo del potere. Anche i rigurgiti “controreazionari” di ex centralisti massimlisti possono essere respinti con i mezzi della democrazia, come sempre la stessa fedeltà alla democrazia respinge oggi Di pietro come ha respinto tutte le illusioni dei paradisi che di volta in volta la siniustra ha promesso al Paese. Chi non può oggi ricordare la promessa della felicità di Prodi nell’aprile del 2006? Caro Emilio meno male che ci sono tanti che come me ricordano al Paese che c’è un modo diverso di sperare nel recupero della qualità della vita e nel futuro. Questo modo è fatto di impegno e di serietà. Le serenate Veltroni vada a farle sotto la finestra di chi non conosce lui e la sua parte politica. Una pesrona seria dopo la squallida questione di Alitalia avrebbe dovuto chiedere scusa al Paese invece di mettersi in cattedra. E’ proprio vero che nella sinistra post comunista non ci sia limite alla vergogna. Vito

  5. vitoschepisi Says:

    Ringrazio Fontan Blog – Il blog degli studenti per aver ripreso il mio post.

  6. vitoschepisi Says:

    Nonallineato sostiene che anche questa maggioranza faccia ricorso alla fiducia. Possiamo dargliene atto ma ciò non toglie che non impedisce il dibattito parlamentare sulle questioni che coinvolgono l’interesse del Paese e che la fiducia, se serve ad eludere manovre ostruzionistiche o l’assalto alla diligenza con il gioco degli emendamenti, ha una ragione. Prodi metteva la fiducia perchè attraverso di essa mascherava le enormi difficoltà della sua maggioranza. Sappiamo bene che Prodi nel 2006 non ha vinto veramente le elezioni. E non mi riferisco ai brogli che devono esserci anche stati ma ai voti degli elettori per il Senato e per la Camera con il Paese spaccato esattamente in due. Prodi senza una vera maggioranza ha cancellato il 50% del Paese e la sua azione sarebbe stata ancora più massiva e violenta, sotto il profilo della legittimità, se solo non avesse trovato una opposizione attenta ed organi istituzionali come il Consiglio di Stato pronti al richiamo della legalità. Ciao! Vito

  7. nonallineato Says:

    Grazie a voi per l’attenzione ed anche a Vitoschepisi. Ipotizzare a bocce ferme che una discussione parlamentare sarebbe stata ostruzionistica mi pare un attimino processo alle intenzioni. Essendo la nostra una democrazia rappresentativa, data l’ampiezza della maggioranza sarebbe costituzionalmente doveroso non ricorrere alla decretazione che è istituzionalmente d’urgenza. E solo galateo istituzinale e rispetto del Parlamento e nella vita istituzionale la forma è sostanza.
    Quanto ad alitalia, oramai questa operazione è stata conclusa ma considerato quanto costerà alle tasche degli italiani, ed il modo con cui è stata condotta, definirla positiva richiede una dose di spudoratezza davvero fuori dal comune.
    luigi nonallineato

  8. vitoschepisi Says:

    Caro Luigi … penso ti riferisca alla decisione del Governo di stabilire preliminarmente l’ipotesi del voto di fiducia per la manovra finanziaria. Ipotesi che resta sempre subordinata a quelle eventualità che ho citato nella mia prima replica. Stabiliamo allora che un governo ha il dovere di impostare e portare avanti il suo programma, in particolare se nella maggioranza ampia che lo sostiene non ci siano venti di dissenso. Su quel programma ha avuto il voto degli elettori. In Parlamento le manovre che disattendono i chiarimenti ed il confronto sui contenuti con le opposizioni sono per lo più ostruzionistiche. E’ diverso dal metodo Prodi, se mi consenti, dove i provvedimenti non avevano in se una maggioranza e la fiducia serviva a forzarla. L’alternativa era se ben ricordi rivelata ben chiara dal professore emiliano, prestato (ahinoi!) alla politica ( o, nel caso, è il contrario?): “se non mi date i voti si va a casa”. Ipotizzare la fiducia per poter lavorare ed evitare (questi si) riti parlamentari a me sembra legittimo. Ti vorrei ricordare che il Presidente Napolitano non è mai intervenuto con questo governo ad ammonire il rietuto ricorso sia ai decreti che alla fiducia. Le questioni italiane per lo più rivestono il carattre d’urgenza. Dalla sicurezza, alla scuola, dai decreti per i collegati alla finanziaria al taglio dell’ICI. Alcuni sono temi che il precedente governo ha lasciato acutizzare per mancanza di unitarietà d’intenti come la siciuerzza a cui volevasi aggiungere la questione dell’omofobia (se ricordi, sono state situazioni di incomprensibile stupidità e fortmente demagogiche).
    Che la forma sia sostanza in politica mi sembra un ossimoro. Sarei in linea di principio in accordo qualora si fosse in una compiuta democrazia parlamentare. Non lo siamo, invece! E Veltroni l’ha dimostrato con la sua intervista al Corriere, e ce lo dimostra ogni giorno Di Pietro con il suo seguito di sbracati calunniatori. Ce lo ricorda riptutamente il CSM che prova sempre a derogare dalle sue funzioni e persino l’ANM che vorrebbe imporre il suo incipit alla funzione legislativa del Parlamento.
    Su Alitalia andrebbe fatto un discorso a parte. L’Alitalia costava già agli italiani. Ora si spera che possa finire di costare. Hai ragione sul modo perchè l’azione del PD e del duo Veltroni-Epifani è stata davvero scellerata, da manule della peggiore partitocrazia e della ormai risaputa prevalenza della “ragione di partito” sull’interesse generale. Quella di Veltroni fa il paio con l’arroganza di D’Alema nell’affermare che sia stato il governo Prodi a risolvere la vergogna della spazzatura di Napoli.
    Se vuoi possiamo analizzarla tutta la question Alitalia sin dalla scellerata scelta di trattativa unica con Air France da parte di Prodi. Possiamo saminare l’offerta transalpina considerata offensiva dai sindacati, da Rifondazione Comunista e sinistra alternativa e da Di Pietro, prima che da Berlusconi. Possiamo parlare della cordata italiana. Possiamo parlare di tutto, isomma, ma senza pregiudizi. Da parte mia ora che Alitalia è rimasta una compagnia di bandiera italiana ho maggiore fiducia nel rilancio di quella che sono le risorse primarie del nostro Paese: il turismo e la cultura. Vorrei nfine ricordarti che i mancati introiti (offerta francese) non reggono dinanzi alle ipotizzabili maggiori spese (cassa integrazione per almeno 8.000 dipendenti alitalia e molti altri per l’indotto) sin dall’inizio, e poi quelli derivanti dal riallocamento della governance e delle strutture funzionali a Parigi. Anche gli investimenti giù fatti per gli aereoporti (e relativo personale) come Malpensa e Fiumicino, ad esempio, sarebbero andati dispersi con la perdita del ruolo di hub. La comclusione dell’operazoone Alitalia, invece, penso debba essere tutta attribuita a merito di Berlusconi e di questo governo. E’ stata questa la ragione del comportamento scellerato del PD. E’ stata la convinzione d’essere ancora una volta smasherati come un coagulo di rancorsi ed inconcludenti politici, avvezzi solo alla conquista di poltrone e potere, insignificanti e controproducenti, scarsamente attaccati al Paese ed alla democrazia, abituati solo a sfruttare il popolo ed a vivere lussuosamente alle spalle del prossimo, che ha fatto mnuovere Epifani e Veltroni per ostacolare la conclusione della trattativa. E poi, dinanzi al Paese che li additavi come disfattisti, se non vili opportunisti, hanno dovuto far marcia indietro non prima però di scrivere letterine da libro Cuore con cui Veltroni non incanta proprio più nessuno. Ciao Luigi e buona giornata. Vito

  9. nonallineato Says:

    Perdona il mio dissenso, Vito. Nella democrazia parlamentare la forma è sostanza. Basti pensare al valore costitutivo della fiducia. Da questo punto di vista il paragone con il governo Prodi è improponibile proprio in virtù della sua maggioranza. Ed infatti è finito come è finito. Oggi, francamente, la necessità della fiducia o dei decreti legge, che, vale rammentarlo, sono o dovrebbero riguardare casi di urgenza e non di tale generalità come il DL 112 2008 mi stupisce e non mi piace. Ed il metodo di quanto la ministra gelmini sta decidendo per la scuola come metodo non mi piace. All’idea di democrazia parlamentare sono affezionato e comunque è quella che la Costituzione impone, la Costituzione che dovrebbe essere un Vangelo. Poi, chi è senza peccato per il muro tra maggioranza ed opposizione, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Tra l’altro, tanto per spiegarmi, andrò a firmare per l’eventuale referendum per l’abrogazione del lodo alfano.
    Saltando da palo in frasca, Alitalia. Con AirFrance si trattò di una gara internazionale. Fatta bene o male, fu una gara. La soluzione che si va realizzando è un mero capriccio di berlusconi e null’altro. Questa è ovviamente una mia opinione. Non si tratta di opinioni invece quando si parla di quattrini. Eisstono credibili simulazioni circa i costi che l’operazione addosserà alle pubbliche finanze che dimostrano quanto è stata sciagurata questa soluzione. Aggiungo, dal mio punto di vista, che questa operazione non ha nulla a che fare con il mercato, è una creatura artificiale che andrà a creare un nuovo monopolio che non ci serve. Ne abbiamo già troppi. E chiudo, chiedendo scusa per la prolissità, con l’Italianità. Qual è il valore dell’italianità di un’azienda per giunta nient’affatto strategica? Non esiste alcun manuale di economia o management che inserisca la nazionalità tra le leve strategiche. La nazionalità ha un senso se viene indicata per imprese di particolare interesse strategico e questa connotazione non petiene neppure per caso ad alcun vettore aereo. D’altronde se da Oslo un norvegese vuole andare a Roma e vola con la SAS, la SAS lo porta a Bergen invece che a Roma?. Suvvia!
    Un saluto e grazie della tua rispostaù
    luigi nonallineato

  10. Redazione Says:

    “Sappiamo bene che Prodi nel 2006 non ha vinto veramente le elezioni” – e se al suo posto ci fosse stato Berlusconi? Cosa avresti detto?

    Emilio

  11. vitoschepisi Says:

    Caro Luigi penso che soffermarci sulla forma in un contesto politico in cui il galateo è l’ultimo problema non sia produttivo. Ciò detto, la mia estrazione liberale mi porterebbe anche a soffermarmi sui puntini per affermare che lo stato di diritto, che è anche pretesa di correttezza istituzionale, sia tutt’uno con i valori della democrazia e con le garanzie costituzionali di un popolo…ma consentimi per metafora di dirti che se una casa brucia è più importante salvare le vite che porre in salvo i valori materiali che la casa custodisce. Fuori dalla metafora, Berlusconi ha vinto le elezioni sulla base di un programma e questa volta non può consentire, come col suo precedente governo, di lasciarsi frenare dall’opposizione. Sia quella palese che quella sottile interna che si è rivelata successivamente. Anche Follini e Casini, ad esempio, nel 2001 avevano sostenuto e sottoscritto lo stesso programma di Berlusconi. Il metodo Tremonti ha ricevuto, al contrario molti apprezzamenti. Non può sfuggirti che lo strumento politico di un Governo sia la sua manovra finanziaria e non può sfuggirti che intorno a questa manovra per le pratiche parlamentari andava via quasi la metà del tempo di un esercizio finanziario.
    Siamo oggi fuori del tempo della lealtà e della responsabilità. C’è un’opposizione parlamentare, come si è visto per il caso Alitalia, irresponsabile e perfida. Sei molto idealista quando paragoni la Costituzione al Vangelo ma consentimi di dirti che il paragone regge poco. La Costituzione è la Carta dei principi su cui si fonda il consenso del Paese sulle regole a cui tutti sono chiamati ad uniformarsi. La Carta, però, come tutte le norme scritte dagli uomini, rispetta i sentimenti e le aspirazioni sociali dei tempi e non è immodificabile. E’ prevista e lo era anche nei programmi del PD una serie di modifiche relative all’organizzazione dello stato e dei suoi poteri. E’ prevista, inoltre, l’aumento delle prerogative del premier per consentirgli di attuare il programma su cui ha ricevuto il consenso elettorale. La forma del decreto è sempre esistita per le leggi finanziarie (mai sono state presentate con disegno di legge) ed il ricorso alla fiducia nei modi che ho definto nel mio precedente intervento lo ritengo giustificato, legittimo ed opportuno. Passiamo alla Gelmini. Ho mia moglie nella scuola e ieri mi diceva che per due classi elementari c’era un modulo di ben 9 maestri. Ora pongo due quesiti: 1) ce lo possiamo permettere? 2) qual è l’utilità?. Dalla stessa fonte, mia moglie, apprendo che nelle diverse scuole della mia città ci sono classi con meno di 15 alunni. Un altro quesito? Perché non formare ed accorpare le classi riducendo lo spreco delle risorse? Mia moglie sostiene ancora che lo scopo della scuola oggi sembra più quello di fare i progetti per incassare danaro che di interessarsi degli alunni. Nella scuola come vedi le problematiche sono tante e nessun ministro da anni riesce a ricondurre il tutto in un percorso di equilibrio tra la dignità del docente, le risorse economiche e le necessità delle famiglie. Anche in questo caso il metodo efficace è quello di puntare all’efficienza attraverso punti fermi da cui non è possibile derogare. Il pubblico impiego non può essere un “postificio” perché in questo caso sottrae risorse all’efficienza ed alla sua utilità. Una scuola inefficiente fa male allo sviluppo del Paese ed agisce come un cane che si morde la coda. Non creando sviluppo, infatti, non si crea occupazione e si alimenta giusto l’immagine del “postificio” del pubblico impiego. Non so se tu ritieni che questo Paese sia da cambiare spostando risorse e recuperando efficienze. Io sono convinto che debba essere così. Al referendum di Di Pietro non firmerò assolutamente. E poi ho una tale disistima per un personaggio così feroce e violento! La scelta degli elettori è preminente rispetto a tutte le azioni, comprese quelle di certa magistratura, miranti a impedirne la concreta realizzazione. Per Alitalia non puoi richiamarti ai manuali di strategie economiche. Se consideriamo le strade italiane o le ferrovie ritieni utile che siano gestite da compagnie straniere? Per l’economicità dell’operazione penso che prima o poi emergerà un quadro più chiaro e realistico. Nel conto, però, non si può omettere il numero degli esuberi diretti di air france, valutati tra gli otto e i nove mila e neanche quelli dell’indotto che la governance in Italia riesce a recuperare. Caro Luigi per concludere mi corre l’obbligo di osservare che tutto questo non ha niente a che fare con la constatazione del mio post in cui mi soffermo sui toni di Veltroni che paventa derive autoritarie di Berlusconi. Per me, ribadisco ciò che ho scritto, il segretario del PD è fuori di testa. Ti ringrazio per il contributo e buona giornata. Vito

  12. vitoschepisi Says:

    Caro Emilio…cosa avrei detto? Niente di più di quanto ho detto per Prodi e cioè che Berlusconi non aveva vinto le elezioni. Niente di più di quanto ho avuto modo di dire dinanzi ai numeri delle elezione del 2006. Allora ho detto che non era utile spaccare in due il Paese e che fosse arrivato il momento di mettere da parte Prodi e Berlusconi (ambedue perdenti) e di dar corso ad un governo di unità nazionale retto da una personalità di prestigio, fuori dai partiti e dall’agone politico diretto. In questa ottica bisognava assegnare al presidente designato il compito di presentare e portare avanti un programma che potesse cogliere i segnali di ripresa dei mercati, per rilanciare la produttività e l’occupazione, e quello di portare a compimento le riforme condivise dell’organizzazione dello Stato, quella elettorale e quella del decentramento dei poteri, allargando le autonomie e le responsabilità in un ottica di interesse generale e dei principi di solidarietà. Tutto qua..anche se non è poco! Prodi invece volle esaltare la sua vittoria con tanta enfasi da presentare un governo mostruoso per dimensioni e qualità, da occupare tutte le istituzioni e da procedere a migliaia di nomine e consulenze anche fuori della legittimità ed infine da portarci nel baratro di un degrado sociale e finanziario come quello ereditato da questo governo. E’ superfluo persino ricordare che lo stesso Veltroni non ha potuto far a meno di prenderne le distanze. Ciao! Vito

  13. nonallineato Says:

    Solo per una breve replica e poi mi taccio. Troppo complessi gli argomenti per portarli avanti così. La costituzione è invece immutabile perchè stabilisce dei principi ed è nel resto delle sue parti che può essere cambiata. Ma è costume democratico cambiarla secondo le regole che la Costituzione stessa prescrive. La Costituzione materiale, l’adeguamento ai tempi emenano odore di arbitrio. D’altronde se il parlamento non pò dibattere neppure sulla legge finanziaria e su un mare di altri temi, non si capisce cosa ci stia a fare.
    Consetimi poi di dissentire su un altro aspetto: il PD che ostacola il governo. Mai fatto. Le maggioranza parlamentari di cui berlusconi ha goduto sono state e sono ampie. La precedente esperienza di governo ha dimostrato piuttosto una inadeguatezza di non poco spessore. Ed anche stavolta, fermo restando l’apprezzamento per la scelta di tenere gli obiettivi di finanza pubblica, nel metodo e nel merito si palesano incertezze concettuali e di strategia che fanno davvero preoccupare.
    E con ciò, ti ringrazio per la pazienza e ti ringrazio.
    luigi nonallineato

  14. vitoschepisi Says:

    Caro Luigi, la Costituzione italiana è suddivisa in due parti. La parte prima ” Diritti e doversi dei cittadini” attiene a tutti quei principi direi universali per la libertà e la democrzia che sono immutabili. La seconda parte “ordinamento della Repubblica” a cui mi riferivo è, invece, mutabile secono procedure che ora non è il caso di ricordare. Quando i Costituenti pensarono e scrissero la Carta, tra il giugno del 46 ed il 47 (la Costituzione fu promulgata il primo gennaio del 1948) l’Italia era appena uscita dalla guerra e dal fascismo. La preoccupazione maggiore fu quella di introdurre un sistema così incatenato tra vincoli e controlli con funzioni dell’esecutovo sottoposti al voto dei due rami del Parlamento da impedire per il futuro possibili colpi di mano o di coda di forme autoritarie di governo. Si dice, infatti che il nostro sistema parlamentare sia un sistema rappresentativo imperfetto. Dal 1948 sono passati 60 anni e checchè ne dica Veltroni la democrazia è consolidata nel popolo prima che nella credibilità di certi politici, ed è diventato di dominio comune anche l’esigenza avvertita da più parti di apportare quelle correzioni che possano porre il nostro sistema in grado diessere funzionale e pronto anche alle esigenze di celerità che la globalizzazione e l’informatica hanno introdotto. L’esigenza di maggiori poteri al premier per la nomina e la revoca dei ministri, ad esempio, come nella impostazione del suo programma politico attraverso percorsi parlamentari più semplificati è stata avvertita anche da Walter Veltroni quando voleva aprire un tavolo delle riforme invece che andare alle elezioni. Prodi tra i suoi decreti e le ripetute richieste di fiducia lamentava anche lui questa esigenza. Nessun odore di arbitrio pertanto, nel richiedere l’aggiornamento della seconda parte della Costituzione, ma solo un doveroso tributo alle necessità di gestione del Paese. Necessità, ripeto, avvertita ancor prima della Commissione D’Alema verso lòa seconda metà degli anni 90. Ti ricordo, ad esempio, la commsione bicamerale presieduta dall’amico liberale Aldo Bozzi del 1983.
    Ripeto che il sistema della decretazione sulla legge finanziaria è la normalità. Non può farsi una finanziaria con un disegno di legge. Il decreto finanziario deve essere approvato necessariamente entro il 31 dicembre di ogni anno. La legge finanziaria al liita delega a disegni di legge sucessivi le norme inserite. Un governo ribadisco ha il dovere di governare. Diversa cosa è la fiducia che viene posta sui decreti. Un decreto deve essere approvato entro 60 gg. e spesso la fiducia che fa decadere gli emendamenti serve per non far decadere i decreti. Chi oggi si scadalizza sugli eccessivi decreti dov’era quando doveva invece scandalizzarsi sui voti di fiducia posti senza che ci fossero manovre ostruzionistiche dell’opposizione durante il nefasto periodo di Prodi? Il PD non ostacola il Governo piùdi quanto sia consentito dai regolamenti parlamentari. Il PD introduce nel Paese un clima di odio e di sfiducia. E’ diverso ciò che io vado denunciando. Il PD pur di raggiungere lo scopo di porre in cattiva luce questo governo è capace, come ha fatto veltroni per Alitalia, per mezzo di Epifani, di utilizzare anche i metodi più disonorevoli e squallidi. La stampa che supporta l’opposizione ogni giorno lancia allarmi di emergenza razzismo naturalemnte attribuendo a questo governo le responsabilità. L’infamia di un atteggiamento antinazionale, il cupio dissolvi, l’odio e lintolleranza sono così evidenti da essere quasi tangibili. Questa opposizione che si unisce a Di pietro e ne ripercorre le gesta è vergognosa ed immorale. Veltroni ha lasciato macerie a Roma, Prodi ha lasciato maciuerie in Italia. Berlusconoi sta provando a porre rimedio. Gli italiani, e lo stanno facendo, gli dovrebbero essere grati. caro Luigi, ma scusami, dinanzi a questa squallida sbragatura di questa colorita e variegata opposizione è possibile che tu non trova nient’alro di meglio che accurare la maggioranza di ar uso di tanti decreti? La decretazione d’urgenza come per l’ICI, la defiscalizzazione degli straordinari, per l’emergenza rifiuti, per la sicurezza, per l’Alitalia, per i provvedimenti finanziari servono ad intervenire, appunto con urgenza, sulle questioni vive del Paese. Questo vuol dire governare e non il pallottoliere su quanti decreti si emanano. Ciao Luigi e non ringraziarmi per la pazienza, non mi manca, e poi trovo sempre il modo per rispondere a tutti. A presto. Vito

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