C’è nel Paese una opposzione democratica?

Ci sono due modi per far politica e non è importante se si sia al governo o all’opposizione. Uno dei modi è fare come fa Di Pietro in modo pregiudiziale, strumentale e sguaiato.

Un’opposizione allarmistica da ultima spiaggia, in cui si catalizza l’odio di provenienza diversa. Una scelta di lotta politica intollerante, populista e sommaria. Un modo pericoloso che  può farci ritrovare, prima o poi, con le piazze in tumulto e con bande di esaltati che si cimentano a lanciare biglie di ferro e bottiglie molotov, se non di peggio ancora. E’ il modo, appunto, scelto da Di Pietro che, in mancanza di altre capacità per far valere le ragioni di un pensiero, e del tutto carente nella elaborazione di precise scelte programmatiche, si limita a far da collettore della ferocia giustizialista e forcaiola.

L’Altro modo è quello di accettare la democrazia e le sue regole.

Non ci sono altre alternative nell’ interpretare i modi e le azioni della lotta politica. Se non è, infatti, confronto, è molto semplicisticamente scontro.

Quello che ora interessa sapere non è da quale delle due parti stia l’ex magistrato di mani pulite ed il suo partito che ha voluto con molta presunzione chiamare “Italia dei Valori”. Da che parte stia Di Pietro si è capito abbastanza bene. Interessa sapere da che parte invece stia Veltroni ed il PD.

Se si dovesse forzare l’interpretazione su ciò che ha saputo fare in 4 mesi di opposizione dovremmo collocarlo più o meno dalla parte di coloro che non sanno accettare i principi della democrazia e le sue regole. Più o meno dalle stesse parti di Di Pietro.

Il Partito Democratico col suo leader ha la stessa fisionomia figurativa della repubblica democratica tedesca ai tempi del muro, dove di democratico c’era solo l’aggettivo nel nome.

Dalla questione Alitalia in poi le cose non possono ancora restare nell’equivoco. E’, infatti, doveroso sapere se gli interessi della Nazione, e nel caso in questione di ben 20.000 famiglie italiane, vengano prima o dopo gli interessi di Veltroni e del PD. Questi, al pari del suo antagonista interno di sempre, D’Alema, si spertica solo nel darsi merito di cose di cui invece dovrebbe fare ammenda. D’Alema è arrivato addirittura ad attribuire al governo Prodi, di cui era ministro, il merito della soluzione dell’immondizia di Napoli, Veltroni di far volare Alitalia, benché non sia sfuggito a nessuno il suo tentativo di far fallire l’impresa pur di far dispetto al Governo.

L’intervento di Epifani nella trattativa è stato goffo, impacciato ed indisponente. E’ apparso del tutto chiaro che aveva l’imprimatur di un Partito Democratico che soffiava sul fuoco della rottura. E solo dinanzi alla sensazione che il gioco fosse stato smascherato e che gli italiani avessero acquisito il sospetto del malanimo dei due, sia l’uno che l’altro, Veltroni ed Epifani, hanno dovuto cambiare il loro atteggiamento, ed ancora una volta servendosi di mistificazione e goffa furbizia.

Si va incontro a tempi difficili per l’economia. Si teme una stagione di sacrifici per tutti. C’è la debolezza delle aziende per la crisi della domanda. Si paventano possibili contrazioni nel mercato del lavoro. In questa ottica sarebbe auspicabile un’ampia convergenza sulle scelte e sugli interventi da operare. Nei tempi difficili i paesi civili e democratici fanno così!

L’Italia è di tutti gli italiani a prescindere dalle maggioranze e dalle opposizioni che si alternano, ed è giusto che dinanzi alle situazioni di emergenza ci sia il massimo della consapevolezza e della lealtà da parte di tutti.

Ma ciò che si è visto per Alitalia preoccupa, sa di parossistico, di taffaziano, di cattiveria oltre che di molta stupidità.

Il leader del PD era a New York tra gli appartamenti di Manhattan ed una libreria nella stessa zona a presentare “La scoperta dell’alba”, il suo libro tra l’autobiografico ed il romanzo. “Sogno ad occhi aperti – ha sostenuto il lombrico di Forattini come dovrebbe fare ogni carica pubblica. Il mio lavoro è interpretare le aspirazioni dei cittadini che rappresento“. Accipicchia! A Roma, da sindaco, ha lasciato degrado e poco meno di 10 miliardi di debiti. Se queste sono le aspirazioni dei cittadini!

Era a New York e tra un brindisi e l’altro inviava i suoi strali contro il governo per la questione Alitalia. Tanto che quando tutto sembrava definito, nella notte di domenica 14 settembre, con gli accordi sul piano di tutte le sigle sindacali, Cgil compresa, doveva intervenire direttamente Epifani per far saltare il banco e rimettere tutto in discussione e poter far dire a Veltroni che per Alitalia c’era stata una gestione dilettantesca del Presidente del Consiglio.

Non contento l’uomo del “ma anche”, appena rimesso piede in Italia, si scagliava contro il Governo per la strage di camorra nel casertano e per la sospetta partecipazione di un detenuto agli arresti domiciliari, chiedendosi come sia possibile che un detenuto per camorra possa ottenere i domiciliari. Ancora una volta, come per il caso delle violenze dei tifosi napoletani di qualche settimana fa, attribuisce al governo responsabilità per decisioni di competenza della magistratura.

Dulcis in fundo, la letterina buonista al Signor Presidente del Consiglio che è stata ribattezzata “la scoperta dell’acqua fresca” e la sua trionfale dichiarazione di aver sbloccato la trattativa tra Cai e Cgil. Tutto merito suo! Che faccia!

Sembra un automa replicante Veltroni e diventa persino patetico, come ci è sembrato ieri da Vespa a “Porta a Porta”.

Diviene un’esigenza, quindi, sapere se nel Paese ci sia un’opposizione democratica o solo un gruppo di uomini rancorosi e vendicativi pronti all’imboscata anche a danno del Paese.

Già al tempo del precedente governo Berlusconi l’aria di intolleranza si avvertiva a fiuto. Ma allora il Parlamento era più variegato. C’era una sinistra dura e pura ed orgogliosa della sua intolleranza, e tra le due coalizioni in confronto non c’era mai stata una dichiarazione di riconoscimento reciproco di legittimità. A quei tempi, dalle file più oltranziste si arrivava persino a teorizzare la sospensione della democrazia per abbattere Berlusconi considerato il male assoluto.

Ma ora che cosa è cambiato? Dove sono andati a finire gli inviti al dialogo ed al confronto? Dove sono finiti il rispetto della democrazia a la legittimazione dell’avversario? Dove i buoni propositi di Veltroni di voler favorire il dialogo sulle regole comuni? Dove le prediche sulla necessità di guardare all’avversario politico non più come ad un  nemico ma come ad un competitore? Dove le belle parole nel considerare chi sostiene l’altra parte non più come un pericolo per le istituzioni e per la libertà ma solo come un portatore legittimo di idee diverse?

Stiamo tornando ad un modo in cui solo affermare di essere moderati può rappresentare un pericolo, come negli anni di piombo, come ai tempi in cui le BR ed altri gruppi della criminalità politica spargevano sangue per il Paese. E questo modo, per molti di coloro che ancora oggi siedono in Parlamento tra le fila del PD, non è mai stato condannato come concezione criminale del confronto politico, ma solo come una sinistra che sbagliava.

Ma questa sinistra non ha già commesso molti sbagli in questo Paese?

Vito Schepisi

su l’Occidentale

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