Veltroni ora si spaccia per il salvatore di Alitalia

Se si manda all’ospedale qualcuno e poi gli si fornisce un medicinale qualsiasi per curarlo, fosse anche un’aspirina, si può tranquillamente vantare il merito d’aver concorso a curare l’infermo.

Non è una delle tante sentenze della cassazione che fanno discutere.  Sembra invece essere la logica di Mr. Dabliù Veltroni. Anche se si è rischiato di far crepare il malato per l’effetto delle bastonate ricevute a solo titolo di rancore e di ripicca.

Torna dagli USA il nostro eroico salvatore. Torna da un paese dove un’azione del genere gli avrebbe alienato a vita la fiducia degli elettori. Ma in Italia, si sa, è diverso. La stampa invece di lapidarlo con i giudizi taglienti, spesso riservati ad altri protagonisti per molto e molto meno, invece di chiedergli di provare vergogna è comprensiva, timida, persino l’asseconda.

Cosa è cambiato da quando Epifani, contraddicendo un impegno di qualche giorno avanti ed una lettera di appena un’ora prima inviata al Presidente della cordata CAI, Roberto Colaninno, si è rifiutato di firmare l’accordo per il salvataggio di Alitalia?

Niente! Assolutamente niente! 

Anche l’ingresso di partner stranieri in condizioni di minoranza tra i partecipanti al capitale sociale era previsto dal piano CAI. La ricerca della partecipazione non può essere intesa come una novità ma solo come un pretesto su cui Veltroni e Epifani poggiano la leva della loro mutata decisione.

Nelle questioni societarie le condizioni si creano e non si impongono.

Air France e Lufthansa sono state finora alla finestra perché non c’erano le condizioni. E le condizioni non c’erano per via di un sindacato poco collaborativo (per usare un eufemismo) ed incontenibile. Da più parti si era detto esplicitamente che la questione di Alitalia era condizionata dalla presenza di un fronte sindacale con cui era impossibile trattare.

Non è cambiato assolutamente nulla perché anche ora la compagnia francese e quella tedesca, e forse anche l’inglese British Airways, valuteranno l’ingresso nel capitale sociale di Alitalia, sempre assieme alla Compagnia Aerea Italiana (CAI), solo dopo aver constatato il ritorno alla ragione delle 9 sigle sindacali presenti tra i lavoratori di Alitalia e soprattutto dopo aver giudicato compatibili i contenuti dei contratti di lavoro.

Alla crisi di Alitalia hanno contribuito molte concause. Cattiva amministrazione, troppa politicizzazione nelle decisioni, clientelismo e sprechi fanno parte delle responsabilità, ma sono tutte cause che si uniscono alla principale dovuta ad un numero di personale superiore al necessario ed a trattamenti economici superiori alle possibilità aziendali.

E’ emblematica nella cronaca di questi giorni la protesta di una precaria che lamentava un trattamento economico di 2.500 Euro al mese. In Italia c’è una parte dell’opinione pubblica che è ancora più “incazzata” dei dipendenti della compagnia aerea che rischiano di perdere il posto di lavoro. Si è avuta la netta impressione che l’abitudine al privilegio ed a condizioni economiche di assoluto valore positivo abbiano contribuito ad esaltare le pretese dei dipendenti di Alitalia.

Non si può fare, però, di tutt’erba un fascio. Ci sono, infatti, situazioni più modeste che vanno senza dubbio cautelate, ma non si può negare che ci siano situazioni di egoismo e di corporativismo del tutto ingiustificato.

Non si può negare che su queste posizioni il sindacato di sinistra (Cgil) ed il PD abbiano fatto leva per mettere in difficoltà il salvataggio della compagnia di bandiera e solo per fare un dispetto a Berlusconi. E’ nella realtà della peggiore logica del pensiero ingabbiato dall’ideologia, com’è stato già in passato per il comunismo in Italia e nell’est europeo, basti ricordare la doppiezza di Togliatti, quello di far leva su tutto, anche alleandosi con la peggiore plebaglia, pur di raggiungere lo scopo e far prevalere la ragione di partito.

La trattativa si è riaperta per la Cgil per la disponibilità di CAI  a discutere sulla abolizione della norma sui tre giorni di malattia e sulla possibilità di qualche giorno in più di riposo. Anche questo ha il sapore di un clamoroso pretesto, come lo è l’affermazione generica sull’impegno ad assumere nel tempo i precari.

Veltroni da parte sua è ora arrivato persino a rivendicare il merito della possibile conclusione della questione Alitalia. “Certo – ha sostenuto il leader PD durante la riunione del suo governo ombra – la reazione di Berlusconi verso di noi è incomprensibile e indica una bellicosità che è sintomo di nervosismo per la situazione ma noi continuiamo a lavorare“. Il commento del Ministro Sacconi è però la sintesi di un sentimento diverso che è molto diffuso: “Il tentativo di Veltroni di appropriarsi del positivo risultato che si va profilando è quantomeno penoso e, peraltro, coerente con una concezione tutta mediatica e, quindi, virtuale, dell’attività politica. Quello che conta ora è comunque garantire, nell’interesse del Paese, il futuro di Alitalia. Poi ciascuno saprà giudicare meriti e demeriti“.

L’interesse è di chiudere questa questione che è durata anche troppo tempo e sta causando danni al Paese ed alla stessa Alitalia. Non potranno però mancare nel futuro riflessioni attente sul metodo e sulla difficoltà di legittimare i comportamenti di questa opposizione, richiamando il Paese ad assumerne coscienza e prenderne, altresì, le dovute distanze.

Vito Schepisi

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Una Risposta to “Veltroni ora si spaccia per il salvatore di Alitalia”

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