Tutti apettano che prenda il volo

 

 

Su di una cosa sono tutti d’accordo. Anche se è solo un’espressione verbale a cui dopo ciascuno attribuisce un significato diverso, ma è già qualcosa. Si lo è, perché è una questione che necessita di un punto fermo. Parliamo di Alitalia e dell’attesa di tutti che prenda finalmente il volo.

Il fatto è che mentre c’è una parte del Paese che vorrebbe veder volare gli aerei con la bandiera tricolore, ce n’è un’altra che vorrebbe veder volare l’accordo.

In Italia si chiamano “gufi”, come coloro che fanno gli scongiuri contro qualcosa. Sappiamo che sono sparsi dappertutto. Sono negli stadi, nelle tv, nei giornali, nella politica. I gufi sono né più né meno che gli iettatori, termine italiano carico di storia popolare che ci ricorda Napoli ed i suoi grandi personaggi del teatro popolare.

La trattativa è difficile perché le criticità sono tante. In passato si è pensato che la festa durasse per sempre e che gli aeroplani fossero come i maestri alle elementari. E così per assicurare lavoro a tutti, e distribuirne ancora altro, si sarà pensato di far volare il modulo di tre aerei, al posto di uno, con gli stessi passeggeri. E’ infatti  possibile che tra i consulenti, che in Italia si sprecano su tutto, ne abbiano cooptati alcuni che potessero studiare la realizzazione dell’idea di far volare più aerei contemporaneamente per lo stesso volo.

Gli esuberi, gli stipendi, l’orario di lavoro, la flessibilità, i benefit,  il piano industriale, i debiti, gli azionisti della vecchia compagnia e poi gli scali, le ambizioni territoriali, i capitali, gli ammortizzatori sociali, la vendita delle singole attività alla nuova Alitalia, i sindacati, la cordata industriale, i politici sono soltanto una ricognizione per difetto delle parti in causa. Ci sono anche gli enti locali, i sindaci di importanti comuni, i presidenti delle regioni, gli interessi delle società che gestiscono gli aeroporti sul territorio nazionale e persino tecnici e personale di terra dei diversi aeroporti italiani.

Dietro tutto questo c’è ancora l’interesse del Paese, del suo turismo, del suo ruolo strategico in Europa e nel mondo. L’Italia non è la Svizzera che se è priva della Swissair non se ne accorge nessuno: è un Paese del G7 ed ambisce a giocare il suo ruolo nel contesto internazionale. Ed a giusta ragione, perché è centro di interesse mondiale per patrimonio naturale, arte e cultura.

Se tutti si aspettano che il rilancio di Alitalia prenda il volo, si deve però essere preoccupati per quelli che tifano perché prenda il volo sbagliato.

Si resta allibiti se si pensa che fa scalpore il taglio di 87.000 lavoratori nella scuola, da distribuire in un largo arco di tempo, senza licenziare nessuno, ma solo non sostituendo coloro che vanno in quiescenza e riducendo il ricorso ai supplenti, ed invece si vorrebbe far saltare il piano per il salvataggio di Alitalia lasciando definitamene a terra 20.000 lavoratori diretti e non si sa quanti ancora nelle attività che al trasporto aereo nazionale sono collegati.

Eppure se si va su internet c’è una quantità notevole di bloggers e commentatori che sostengono che il piano Fenice non debba decollare. Sono tutti quelli che vedono nel fallimento di Alitalia l’opportunità per mettere in difficoltà Berlusconi e la sua maggioranza di centrodestra. Il classico dispetto del marito stupido e sprovveduto alla moglie.

Non resta che aspettare. Ora è dovere di tutti cercare di smussare le spigolosità di una trattativa complicata dove sono certamente sul tavolo richieste ed offerte legittime da una parte e dall’altra. Nessuno deve pensare, fino a prova del contrario, che manchi il senso della responsabilità delle parti che discutono. Le rinunce sono amare ed è sempre facile giudicarle dal di fuori. Ma anche i cedimenti sono pericolosi se non riescono a centrare l’obiettivo della redditività e della collocazione sul mercato. Gli investimenti accorrono laddove c’è convenienza e scappano dalle imprese che non offrono prospettive, per un elementare principio economico basato sulla ricerca del profitto.

Il rilancio va bene se si parte con il piede giusto. Pensare, invece, di andare avanti per prendere tempo e disperdere risorse sarebbe inutile. Se questa Italia intesa come Istituzioni, forze politiche e rappresentanze sociali non è in grado di sollevarsi, di decollare sulle ali di una Compagnia di Bandiera nel segno della responsabilità di tutti, è destinata purtroppo ad altri insuccessi ed ad altre avventure che spero nessuno osi augurarsi.

Vito Schepisi    su l’ Occidentale

 

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