Voglia di vendetta

Si ha l’impressione che ci sia gente pronta ad accorrere per lanciare ortaggi non appena se ne presenti un’occasione. Nel teatro politico italiano sembra che ci sia un loggione dove si è assiepata una turba di guastatori disposti a fischiare alla prima stecca dell’artista che si esibisce. E’ come se ci fossero in agguato i teppisti di Napoli, pronti a partire per invadere la capitale con l’intento di creare disordini ed animati dalla cultura della violenza e della distruzione.

E’ questa l’impressione che offre una fazione di quegli italiani che hanno trasformato la politica in una guerra senza frontiere.

Tutto sembra organizzato, tentato, provocato come una trama di un film. Si attende cinicamente qualcosa: un morto, una catastrofe naturale, una dichiarazione, un passo falso, una ricorrenza, un’epidemia, una crisi economica, l’inflazione che aumenta, il fallimento di un’impresa, uno stupro,  un esecrabile atto criminale, per muoversi a responsabilizzare il governo.

Abbiamo visto il PD gettarsi a capo fitto sull’aggressione ai coniugi olandesi accampati in tenda nelle campagne a ridosso del centro abitato di Roma e Veltroni pronto ad accusare il governo per la scarcerazione dei fermati per le follie dei tifosi di Napoli. E’ come se la dichiarazione stesse già là, già redatta e conservata nel cassetto in attesa di completarla solo con la citazione dell’episodio. Non si può, infatti, trascurare il sospetto che Veltroni non possa non sapere che nel nostro ordinamento giudiziario la gestione dei fermati è compito della magistratura e non del governo.

Era così grande la voglia di aggrapparsi a qualcosa pur di soddisfare il risentimento per un deludente risultato elettorale? Così grande da trasformare l’opposizione politica in strumento di mistificazione?

Questo clima di attesa con il fucile in mano è ignobile!

E dire che Veltroni era partito con l’idea del dialogo su riforme e regole ben prima della caduta del Governo di Prodi. In campagna elettorale aveva evocato il crollo delle barriere erette contro il riconoscimento reciproco della legittimità democratica dei due schieramenti in competizione. Con l’idea di un bipolarismo richiesto all’insegna della governabilità aveva persino macellato la sinistra alternativa, con il richiamo al voto utile, impegnandosi per una nuova stagione dal sapore costituente della politica italiana.

Tutto sembra ora essersi esaurito e trasformato solo in un desiderio di vendetta. Una vendetta che appare ancor più isterica per il crollo della popolarità della sua amministrazione romana e che si manifesta nell’acredine verso il nuovo sindaco di Roma.

Veltroni che impartisce lezioni di democrazia e di condanna dei regimi intolleranti e disumani ci sembra del tutto improponibile e fuori luogo. I liberali italiani sanno guardare avanti ma senza farsi mettere i piedi in testa da avventizi ed opportunisti. La libertà, la democrazia e la condanna dei regimi totalitari, responsabili di barbarie contro l’umanità, non possono essere patrimonio di coloro che sono stati collaterali a detti regimi e per giunta da questi finanziati.

Il sindaco di Roma Alemanno è da sempre un fiero sostenitore di una politica sociale della destra, nel rispetto della democrazia e del pluralismo, con molta maggiore fierezza di quanta non ne abbia mostrata l’ex sindaco Veltroni nel rivendicare la sua collocazione post marxista, posto che, dopo esser stato un esponente di rilievo dell’ex pci, ha poi sostenuto di non esser mai stato comunista.

Si fa strada la preoccupazione che questo dialogo si allontani e che, anche in questa circostanza, la sinistra usi carte truccate. Non c’è nessuna voglia di riforme, e di nuova stagione nei rapporti tra maggioranza ed opposizione, ma solo l’istinto della vendetta.

Come negli anni passati, come nel vecchio pci poi ds, non c’è attenzione per il Paese ma solo per il Partito. Il nuovo PD è portatore della vecchia cultura della partitocrazia che non riesce a dissiparsi. Che abbia ragione D’Alema nel richiedere il rinnovo della classe dirigente!

Per questa sinistra conta più un espediente per mantenere le posizioni o migliorarle in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee che contribuire al varo delle riforme ritenute necessarie dagli elettori. Gli italiani, invece, si aspettano atti di responsabilità dalle forze politiche e sindacali e attendono provvedimenti sulle materie dove più avvertono carenze come giustizia, sicurezza, legalità, politiche dell’occupazione e prezzi. Le famiglie si aspettano provvedimenti sull’ordinamento scolastico e sull’istruzione universitaria, preoccupate, a giusta ragione, che i propri figli ricevano una formazione speculare alle richieste del mercato del lavoro.

I numeri servono per governare e non per stabilire se si è perso di meno o di più, come va sostenendo Veltroni che beffardamente spaccia per  successo elettorale il 34% dei voti del PD.

Si fa strada la convinzione che dialogare con questa sinistra sia come sedersi al tavolo da gioco con un baro. Il baro si siede al tavolo solo quando è convinto di vincere, come il PD era disposto a fare all’inizio dell’anno per scongiurare le elezioni anticipate che sapeva di perdere.  

 

Vito Schepisi

 

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2 Risposte to “Voglia di vendetta”

  1. HELMUT LEFTBUSTER Says:

    DVRA CRVX CENACVLI

    La Sinistra è amica del popolo, ma non dei popolani!

    Socialismo e Liberalismo sono le due accezioni politiche dicotomiche per eccellenza della politologìa contemporanea: realistiche, laiche, scientifiche, generaliste, di massima; tuttavia venendo
    molto maldestramente tradotte nella vulgata “di sinistra” o “di destra”:

    Ma la sinistra è davvero pluralista, democratica, popolare, proletaria, attenta ai diritti dell’uomo inteso come individuo? La sinistra è quella del celebre dipinto sul quale campeggiano contadini e operai in marcia incazzati neri, o piuttosto una corporazione di intellettuali (giornalisti, scrittori, musicisti, attori, registi, filosofi, architetti, politici…) che sfrutta il concetto di “massa” considerandola un miscuglio di individui “abili” solo se anche “arruolati” al conformismo iniettato nella moltitudine da purghe tanto ideologiche quanto ipnotiche e soporifere; in caso contrario la tale “massa” diventa informe, stolta, dannosa nel momento in cui vota altrove, ribellandosi al giogo dei suoi padroni ideologici.

    Eppure, chi è “di sinistra” dovrebb’essere più buono: se esporre svastiche è proibito mentre non lo è farlo con falci e martelli, è perché si presuppone che Stalin fosse almeno un pò meno cattivo di Hitler (nonostante abbia fatto secca molta più gente). Insomma, chi è di sinistra dovrebbe avere il dovere di essere più buono degli altri!

    Si osservino gli esponenti politici o “culturali” della sinistra durante i dibattiti: non guardano mai negli occhi i loro interlocutori, quasi danno loro le spalle. Hanno sempre quella sorta di aria di sopportazione tipica di chi detiene il Verbo e non ne può più di starne a spiegare i contenuti; non sorridono mai, per non dar da pensare che la vita possa esser bella così che tutti debbano ricorrere alle loro ieratiche pozioni di verità essolute affinché gliela migliorino (le facce del Tg3, tanto per fare qualche esempio).
    Se è vero che la sinistra insegue i desideri del popolo, nel momento in cui il popolo avverte il problema della criminalità che proviene dall’est o della concorrenza sleale della manodopera extracomunitaria a basso costo (l’esempio dei camionisti), perchè la sinistra, pur di non mollare la propria pista ideologica, non ne tiene conto (perdendo conseguentemente le elezioni)? Eppure ogni buona forza democratica che si rispetti dovrebbe interpretare e rappresentare le volontà dei propri elettori: questa è la democrazia.
    Ma la sinistra non è né è mai stata, né mai sarà democratica: arrogante, elitaria, dominata e diretta da un rigoroso gruppo dirigente, massonico, esclusivo ed impaccato di soldi, che se vede che il popolo non la segue lo manda a fare in culo (e a tal proposito mi basta citare la trasmissione di RAI 2 “Anno Zero” del 17 aprile 2008 in chiusura della quale il noto vignettista comunista Vauro proclama: “Gli italiani sono tutti cretini e mi fanno vomitare”, in chiosa alla vittoria di Berlusconi alle recenti elezioni politiche.
    Le masse servono solo se seguono ciò che vogliono i loro padroni ideologici, che tutto fanno tranne mischiarvisi e assomigliare loro.

    LA SINISTRA E’ AMICA DEL POPOLO FINCHE’ IL POPOLO FA QUELLO CHE ESSA COMANDA.
    HELMUT LEFTBUSTER
    contatti : myspace.com/dvracrvxcenacvli – mail : dvracrvx_cenacvli@yahoo.it

  2. vitoschepisi Says:

    Caro amico come poterti dire che non sia così? Sin dalla caduta del fascismo gli stessi intellettuali che ne cantavano le intuizioni(?) hanno iniziato a cambiare il luogo della serenata e dalla piazza della “fulgida” vittoria sono passati a stromebettare in piazza del popolo “proletario”. Per fortuna sono una minoranza anche se rumorosa ed anche se vincono i premi, nobel compreso. Nella questione alitalia sono diventati persino amici dei piloti fino a ieri accusati di essere corporativi e reazionari. La sinistra italiana, penso che in europa sia già abbastanza diverso, non ha mai avuto la cultura della democrazia liberale. Anche il fascismo è stato frutto di questo limite cultuale. Per alcuni è sufficiene cambiare l’etichetta per modificare la sostanza. Ed è così che sostituire un regime con un altro che si richiami a marx o lenin è diverso da un altro che invece si richiami a nazione, gloria, corporazione anche se nella identità di un sistema sociale molto simile.
    Questa sinistra italiana è impresentabile e scarsamente attendibile. E’ priva di coscienza nazionale ed oggi persino di certa identità politica. Non è affidabile e mantiene un’ambiguità pericolosa sia per le scelte nello scacchiere internazionale che per le scelte politiche italiane. E’ più simile al terzismo di Tito che alla tradizionale continuità atlantica. vito schepisi

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