Quanta confusione su Alitalia!

Sulla questione Alitalia c’è stata tanta confusione! Il Paese come per ogni cosa si è diviso in due, tra coloro che auspicavano una soluzione, ed altri che facevano gli scongiuri per il suo fallimento. Chi tifava contro il salvataggio della Compagnia italiana, si preparava ad attribuire a Berlusconi la responsabilità del mancato accordo con Air France. 

C’è stato il solito atteggiamento vergognoso che abbiamo imparato a conoscere: quello di chi, anche a danno del Paese e dei lavoratori, briga per creare difficoltà o si compiace nel denigrare il lavoro e l’impegno degli altri.

Si è registrata l’ironia di esponenti dell’attuale opposizione e dei teatranti del vecchio regime che deridevano l’ipotesi di una cordata italiana contestandone la possibile realizzazione.

La nostra compagnia di bandiera era sul punto di essere ceduta ad Air France e con la cessione non solo si andava a trasferire oltralpe la governance di Alitalia e della sua flotta, ma anche tutte le sue rotte ed il suo bagaglio di voli internazionali.

La rinuncia al controllo di Alitalia sarebbe stato un limite persino per il turismo italiano. Un Paese con vocazione turistica come l’Italia non può permettersi di vedere dirottata l’attenzione dei tour operators internazionali dalle località italiane ad altre, naturalmente e comprensibilmente francesi, quando nei pacchetti negoziati con le grandi catene turistiche del mondo, agli scali e/o destinazioni di Roma o Venezia, si fossero andate a sostituire le località francesi come Parigi, la Normandia  o la Costa Azzurra.

La facilità persino sospetta con la quale il precedente Governo aveva stabilito la trattativa in esclusiva con la compagnia di bandiera francese era sembrata davvero preoccupante, quasi irresponsabile. Non si trattava della ricerca di un partner del settore, come ad esempio per l’olandese KLM con la stessa Air France, ma di una resa senza condizioni agli interessi economici di una compagnia e di un paese straniero.

Non solo Berlusconi e tutta l’opposizione di allora avevano reagito con determinazione, ma anche settori della stessa maggioranza. Il Ministro delle Infrastrutture di Prodi, Antonio Di Pietro parlava di “Offerta umiliante, finalizzata unicamente al profitto dell’offerente, un danno per la compagnia, per le maestranze e per tutto il Paese – umilia un hub importante come Malpensa, che da solo vale dieci volte Alitalia e nei confronti del quale dovremmo tutti impegnarci per salvaguardarne le potenzialità”.

Anche i sindacati avevano respinto senza remore quella che era sembrata una capitolazione offensiva a danno degli interessi nazionali e dei lavoratori, la Uil si era persino defilata dal prosieguo delle trattative per far pesare l’oscenità dell’offerta francese.

I modi ultimativi e la sostanziale intrattabilità dell’offerta erano mortificanti ed a tanti, di maggioranza o di opposizione, erano parsi al limite della dignità nazionale. Si aveva l’impressione di un usuraio che imponeva i suoi tassi capestro al malcapitato bisognoso di momentanea liquidità per scongiurare l’imminente fallimento della sua impresa. E si sa che in questi casi, quando si finisce nelle mani dei tagliagole, si finisce per perdere ugualmente l’impresa, come appunto stava accadendo ad Alitalia.

Oggi però Di Pietro recupera la proposta Spinetta, strumentalizzando sul numero degli esuberi: solo 2100. In Italia, si sa, l’antiberlusconismo giustifica un po’ di tutto. Abbiamo sentito espressioni da trivio, offese al Papa ed al Presidente della Repubblica, insinuazioni meschine e la satira trasformarsi in volgare avanspettacolo di provincia: oramai c’è solo da distinguere fra chi la spara più grossa o chi è più trash e non ci meraviglia più niente, neanche le capriole di Di Pietro.

Come si può ignorare che Air France su circa 10 mila dipendenti Alitalia ne avrebbe assorbito solo poco meno di 2.000? Gli esuberi dichiarati da Air France riguardavano solo le attività di Alitalia che la compagnia francese intendeva assorbire (aerei, voli e rotte). Ed è per questa ragione (che i sindacati ben conoscono) che le organizzazioni dei lavoratori stanno affrontando con molta prudenza le diverse problematiche avvicinandosi al tavolo di confronto con serietà e consapevolezza, al contrario di Di Pietro e dello stesso PD che con Veltroni continua ad ironizzare sulla compagnia con la “bandierina” italiana.

“Non era davvero questa la nuova Alitalia che si sarebbe dovuta far nascere” – sostiene Veltroni – Ma se il leder del PD ed i suoi sostenitori avessero avuto idee migliori, rispetto alla trattativa in esclusiva con Air France, conclusasi con una proposta inaccettabile, avrebbero avuto tutto il tempo per avanzarle. Come avrebbero anche avuto tutto il tempo per contribuire a ricercare, collaborando con gli uomini di questa maggioranza, soluzioni ritenute più idonee, anziché usare il sarcasmo e sogghignare sull’impegno e lo sforzo degli altri. La questione di un pezzo d’Italia non appartiene a maggioranza o opposizione ma al Paese ed ai suoi abitanti.

Questa sinistra italiana sembra davvero priva di una cultura nazionale e finisce sempre per deludere anche i suoi sostenitori più saggi e riflessivi.

Qualcuno, in verità, si era illuso che potesse emergere una soluzione assolutamente indolore, o quasi. Ma per quante diverse strade potessero essere percorse per configurare provvedimenti che comprendessero il superamento di ogni criticità, non è possibile pensarne una che non comportasse un insieme di impegni gravosi e di sacrifici per il Paese.

Gli errori e le scelleratezze di credere che un impresa potesse seguire politiche clientelari e di spesa, non correlate alle esigenze dei conti economici, si pagano sempre!

La questione (bisognerebbe che anche Di Pietro lo sapesse) non è nel numero degli esuberi ma nell’insieme della ricollocazione di tutta la compagnia con tutte le sue attività collegate. Se alla base della crisi di Alitalia ci sono la scarsa produttività e gli esuberi, non si può che intervenire su questi due fattori.

Ciò che in questa vicenda inquieta e preoccupa non è l’ignoranza, che pure c’è, ma la malafede e la spregiudicatezza degli uomini.

Vito Schepisi 

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