Il ritorno della guerra fredda

E’ saggio chi si preoccupa del domani e non chi si adagia sulle incertezze di oggi. Sembra un aforisma tratto dagli “Analecta” di Confucio più che una riflessione sulle preoccupazioni per l’evolversi delle politiche dell’oggi sulla Terra.

Gli scenari sono tutti di grande preoccupazione. L’Europa, epicentro dello sviluppo culturale e delle fucine del pensiero sulle trasformazioni sociali, si dissolve nella sua vecchia capacità politica di dirimere, con la sola  persuasione della sua influenza intellettuale, l’esplosione delle controversie della Terra. Sembra abbia disperso la latente pressione sui moti del  pensiero che in periodo di guerra fredda aveva diffuso tra le genti del pianeta.

Una volta le marce per la pace, contro le aggressioni militari, per la solidarietà verso i più deboli, pur dividendo all’interno le popolazioni d’Europa, esercitavano un invito, spesso prudentemente raccolto, alla moderazione. Oggi le manifestazioni di protesta, quando si realizzano, assumono le sembianze delle kermesse folcroristiche e sono evidenti strumenti di manipolazione politica.

Dopo il 21 settembre del 2001 il mondo è davvero cambiato!

Sembra che quella data sia il segnale d’inizio di un capovolgimento di fronte e che ad un “modello di sviluppo”, per gli equilibri geo-politici della Terra, voglia irrequietamente sostituirsi un altro.

In questo nuovo scenario non è la rivoluzione naturale delle cose che gioca la sua parte, quale ineluttabile impulso a modificare le coscienze e le abitudini dei popoli e delle aree della terra, ma è la restaurazione delle espressioni più integrate che fa riemergere le forme involute del legame dei popoli alle radici delle loro tradizioni più singolari.

E’ una sorta di radicalizzazione sulle nostalgie dell’imperialismo o dell’integralismo che, a seconda dei luoghi e della storia che li contestualizza, riemerge impetuosa per imporre nelle diverse realtà la supremazia economico-militare, o l’affermazione di fondamentali principi etici traslati dai secoli delle dispute teologiche.

Anche l’Organismo internazionale preposto a regolare i rapporti tra i popoli ed  a far rispettare i trattati, e prevenire i rischi dei conflitti, non ha più il potere di esercitare un ruolo di moderazione e di autorevolezza nel dirimere l’acuirsi di focolai forse mai sopiti.. Non ha più la “moral suasion” di un tempo e neanche l’autorevolezza per imporre le sue risoluzioni.

All’ONU spesso manca persino la capacità d’essere davvero un organismo imparziale e finisce così per non poter più rappresentare un freno ai soprusi ed una opportunità per il ripristino della convivenza civile tra gli stati. Le sue risoluzioni sono puntualmente ignorate e capita sempre più spesso che lo stato delle cose sostituisca gli accordi faticosamente raggiunti tra le parti.

La sovranità nazionale dei paesi più deboli viene violata senza remore ed il diritto internazionale diventa carta straccia dinanzi alla minaccia delle armi e della forza, tanto che la prepotenza, sebbene ritenuta a parole ingiustificabile e controproducente, diviene uno strumento risolutivo e di vantaggio per l’interesse di un paese sull’altro.

L’intervento della Russia in Georgia è un esempio. La questione dell’Ossezia del sud è stato solo un pretesto per esercitare una vera aggressione dal doppio significato: politica di annessione e monito agli altri paesi dell’area perché si sottomettano agli interessi della Russia.

E’ bastato un pretesto alla Russia. E’ bastata un’azione maldestra della Georgia: una reazione alle provocazioni dei movimenti separatisti osseti per trovarsi i russi alle porte di Tiblisi. Ed il tutto fa pensare ad un progetto militare già ampiamente previsto e studiato.

Anche in Medio Oriente le alternative sembrano senza sbocchi. Ci sono realtà come il Libano dove la Siria ed l’Iran esercitano a loro piacimento la loro “sovranità militare” attraverso il “Partito di Dio” l’Hezbollah, armato e indottrinato ad un unico fine che è quello della guerra ad Israele. E sarebbe solo l’inizio della guerra santa invocata dal profeta.

Nello specifico le forze dell’ONU nel sud del Libano al confine con Israele sono rappresentate dai contingenti italiani per una missione di “peacekeeping”, missione appena prolungata fino al 31 agosto del 2009, ma che ignora sia la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 1701 dell’11 agosto 2006 che imporrebbe il divieto di “vendita e fornitura di armi e materiale connesso al Libano” (Si registrano continue violazioni per la fornitura di materiale bellico proveniente dall’Iran attraverso la Siria e diretto alle milizie Hezbollah presso il confine con Israele) e sia la risoluzione 1559 del 2 settembre 2004 che imporrebbe il disarmo delle milizie Hezbollah.

Resta così solo da stabilire la data della prossima aggressione di Hezbollah ad Israele.

A tal proposito c’è chi la prevede comunque in concomitanza con la conclusione del piano atomico dell’Iran.

Ma anche il piano iraniano di completamento del programma di tecnologia per la produzione di ordigni atomici continua, nonostante le ripetute risoluzioni dell’ONU ed ogni tipo di ritorsione commerciale e la tensione dei rapporti diplomatici con buona parte dei paesi del mondo. E non è certo misteriosa la motivazione dell’ostinazione dell’Iran a voler produrre ordigni atomici, avendo già Ahmadinejad dichiarato di voler sperimentare il funzionamento degli ordigni sul territorio di Israele. E questo tanto per iniziare! La guerra santa per chi ha letto qualcosa sul fondamentalismo islamico prevede l’uccisione di tutti gli infedeli.

Come dimenticare Oriana Fallaci e le sue parole sferzanti contro la mollezza dell’occidente, sui suoi governi pavidi, sull’orgoglio, sulla fermezza, sul coraggio, sulla speranza e sulla rabbia?

Saggio è chi si preoccupa del domani e non chi si adagia sulle incertezze di oggi!

 

Vito Schepisi

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3 Risposte to “Il ritorno della guerra fredda”

  1. spacepress Says:

    Ciao Vito,
    Questo articolo sul “Ritorno della guerra fredda” mi è piaciuto. In particolare quanto sottolinei che:”E’ una sorta di radicalizzazione sulle nostalgie dell’imperialismo o dell’integralismo che, a seconda dei luoghi e della storia che li contestualizza, riemerge impetuosa per imporre nelle diverse realtà la supremazia economico-militare, o l’affermazione di fondamentali principi etici traslati dai secoli delle dispute teologiche.”
    Il concetto è esatto: vedi Americani in Georgia con Soros, uomo della CIA e Saakasvilli. Così mentre si presenta sempre più questo scenario, l’Ossezia del Sud torna ad agitare la bandiera dell’indipendenza.
    Mosca non reagisce immediatamente perchè – tutto sommato – vede anche di buon occhio il fatto che all’interno della Georgia (non più “nazione amica”) nascano movimenti di opposizione e di destabilizzazione.
    La Russia, di conseguenza, accentua il valore della sua regione di confine, l’Ossezia del Nord.
    Ma in questo preciso momento scatta la reazione georgiana. Ed è guerra. Le truppe di Saakasvili, ignorando che ormai l’Ossezia del Sud è autonoma ed ha sue istituzioni repubblicane (pur essendo ancora una realtà “georgiana”), sceglie la strada militare.
    Gli Americani hanno sempre guardato bene la Georgia, infatti, vi hanno mandato Soros e Saakasvilli, perchè La Georgia è vista come punto di transito dei maggiori oleodotti e gasdotti. Tutto questo messo insieme ha portato sempre più gli Usa a considerare Tbilissi come un punto di forza per la penetrazione americana nel territorio dell’ex Unione Sovietica e, quindi, della Russia.
    In questa situazione è chiaro che qualsiasi pretesto provoca le reazioni immediate della Russia che esercita come dici Tu “una politica di annessione e monito per gli altri Paesi…”
    Questo per concretizzare il tuo concetto di “radicalizzazione delle nostalgie dell’imperialismo e dell’integralismo…” Un cordiale saluto da Fernando

  2. vitoschepisi Says:

    Caro Fernando se da una parte è riconosciuto il sostegno di Soros alla “rivoluzione delle rose” in Georgia dall’altra il suo antagonismo con Bush e la sua amministrazione. Io mi sono fatto un’idea diversa, come ho scritto su un divrso blog. La Georgia ha preparato da tempo l’intervento in Ossezia e Saakasvili è caduto nella trappola dei russi. Tra l’ingenuità e la stupidità i georgiani si sono fatti attrarre dalle provocazioni degli Osseti filorussi che aspettavano da tempo questa mossa. La Georgia non doveva ignorare che Putin proviene dal KGB e che certamente in Georgia c’è una rete di controllo russo penso anche attraverso personalità di stato. La responsabilità è anche degli USA e dell’Europa che dovevano ammonire il governo georgiano a non commettere passi falsi. La Russia pur non essendo più l’impero di prima, rigido, monolitico e spietato, sta riemergendo come potenza militare e peso politico. E’ stata aiutata dall’Europa ed anche dagli USA che hanno aperto i loro mercati e consentito di espandersi economicamente. Non ha problemi sociali perchè i cittadini continuano ad essere ignorati e repressi, non si pone problemi di sicurezza, di ambiente e di integrazione e neanche di aiuti al terzo mondo; sfrutta le risorse energetiche e minerarie senza preoccuparsi di innovazione e sicurezza. Ora nell’occidente ci si accorge degli errori commessi nel non obbligare il “regime” rusoo ad aperture ben più consistenti: ora che sono stati investiti miliardi di euro nella cooperazione, nelle partecipazioni e si sono stipulati contratti di lungo periodo onrerosi, soprattutto per gli occidentali.
    La Russia è consapevole delle difficoltà dell’occidente e sa che l’opinione pubblica dei paesi occidentali spinge verso la sottomissione pur di non rischiare le maniere forti e ne approfitta…e non finisce qua!!!!
    Ciao! Vito

  3. spacepress Says:

    Hai ragione. Condivido la Tua opinione. Quando non si parla del Cavaliere e di Di Pietro riusciamo a ragionare con tranquillità. Non mi dilungo oltre perchè ho posta arretrata e qualcosa da pubblicare. Ti aspetto anche su http://www.libertadiopinione.it . Cordialmente Fernando

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