L’antipolitica è la sinistra che si vergogna di Prodi

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E’ uno strano modo quello della sinistra italiana. Ma il suo gioco di scegliere tra il serrare le fila e l’antipolitica, tra la crisi della capacità di proposta sociale e civile ed il lancio di nuove strategie di attenzione al Paese, riciclando persino per nuovo uomini già sperimentati, e per originali idee già di altri, oramai ha fatto il suo tempo.

Anche la suggestione popolare del pullman è un film già visto e neanche tanto vecchio da poter sembrare un “remake”. C’è chi preferisce la sostanza e le esperienze fatte e soprattutto la sostenibilità delle idee.

Quando ha governato la parte moderata del Paese, abbiamo assistito ad una opposizione compatta e rumorosa che ha giudicato dannosa, pericolosa e sbagliata la politica dell’esecutivo. Girotondi di patetici sessantottini ultra sessantenni, scioperi in nome della libertà di tutto e da tutti, contestazioni mirate, bagarre parlamentare su ogni legge in discussione. Erano tutti uniti e concordi dal social forum agli opportunisti di Mastella, dai centri sociali e dai diversi movimenti della sinistra alternativa, ai liberaldemocratici di Dini. E la sinistra era tutta un blocco monolitico tanto da presentarsi unita alle elezioni del 2006 e  firmare tutti insieme un ambizioso programma di ben 282 pagine: un autentico libro dei sogni.

L’Italia e le sue istituzioni hanno trovato anche al di fuori dei confini nazionali complotti ed  attentati alla dignità e credibilità del Paese. In Europa, l’Italia moderata e liberale è stata spesso bersaglio di azioni indecorose tese allo svilimento ed alla delegittimazione dei suoi rappresentanti nazionali. Imboscate e villlanzonate spesso stimolate e concordate con i gruppi europei omologabili al socialismo ed alla sinistra più estrema, ed il sostegno complice ed indifferente di quella fascia sedicente di centro o di sinistra moderata.

Anche la componente di sinistra cattolica si è mostrata appiattita con la componente socialista su posizioni stantie, di tipica impronta togliattiana, di presunzione di diversità morale. Cattolici integrati in una strategia di contrapposizione e di unità sino al punto da risultare persino indifferenti ai richiamo dei valori etici che, non la Chiesa, che in ogni caso fa bene a ribadire le conquiste del cristianesimo, ma la società civile ritiene tuttora pilastri della civiltà occidentale. Sordi persino alla percezione che siano i popoli che si riconoscono in quell’insieme di  valori, non dissimili da quelli di libertà e di democrazia, su cui i percorsi delle società di indirizzo liberale si pongono al confronto con le spinte e le minacce di civiltà e culture diverse.

Se la sinistra è all’opposizione non c’è legge o provvedimento che meriti attenzione o confronto, non c’è uomo o donna, non di sinistra, o non contro il governo e la sua maggioranza, che sia considerato credibile e propositivo. Tutto è ritenuto inqualificabile e da respingere, tutto da modificare per ottenere l’omologazione della sinistra, come se si trattasse di un marchio D.O.C.. Si ricordino le continue minacce di referendum abrogativo su ogni provvedimento varato dal Governo di centrodestra, ad esempio.

Un metodo un po’ all’ingrosso di fare opposizione, atteggiamenti ripetitivi che diventano una ridicola e biliosa costante. E poi la rappresentazione di un vero e proprio allarme continuo, con la denuncia poco credibile del danno e del pericolo costante per tutto il Paese, come se fosse in corso  un tornado o uno Tsunami distruttivo che rischiasse di sommergere la nazione.

Poi ci si accorge che quella di centro destra sia stata l’unica maggioranza, almeno degli ultimi 20 anni, che ha aumentato le pensioni minime, che ha creato milioni di posti di lavoro, che ha ridotto, sebbene di poco, la pressione fiscale, che in una realtà di difficoltà dei mercati non ha infierito con nuove tasse sui salari dei lavoratori ed ha persino creato, attraverso opportune manovre di bilancio, gli strumenti finanziari idonei per il recupero, la crescita e lo sviluppo.

L’unica maggioranza di governo che ha lavorato e varato una legge di riforma della scuola. La sola che ha rivisto con moderazione l’ordinamento giudiziario e che con interventi, non drastici e dirompenti, come i magistrati e la sinistra volevano far credere, lasciando ogni piena autonomia all’attività della magistratura, ha delineato minore disinvoltura nei percorsi di carriera e nello svolgimento di funzioni diverse ed a volte in contrasto. Una riforma dell’ordinamento che aveva anche lo scopo di ridurre l’anomalia Italia di una giustizia più volte condannata dalla commissione europea.

Anche la rivisitazione delle regole del mercato del lavoro e la riforma delle pensioni con lo sguardo alle nuove generazioni, la riforma societaria e la rivisitazione dell’Ordinamento della Repubblica previsto nella seconda parte della Costituzione Italiana sono stati oggetto di attenzione e di proficuo lavoro parlamentare.

Ora ci si chiede perché, dopo la deludente esperienza di Prodi, si dovrebbe ancora pensare che sia la sinistra a poter risolvere le questioni, per alcuni versi, drammatiche le cui soluzioni, oggi, sono ritenute improcrastinabili, soprattutto per le famiglie italiane.

Ma soprattutto è doveroso chiedersi come mai la sinistra diventa antipolitica se è la sinistra stessa che governa male, ma è compatta e convergente, come la maggioranza che ha portato Prodi al Governo, se è il centrodestra che invece governa e certamente in modo più concreto?

Si ha l’impressione che quegli italiani che si sono battuti per respingere Berlusconi, quando questi aveva la maggioranza, si siano vergognati dei deludenti risultati di Prodi, quando questi macellava la fascia più debole del Paese. E’ così, per vergogna, che sono diventati antipolitica. C’è persino chi, per opportunismo più che per vergogna, ha pure parlato di crisi  della politica quando in crisi è entrata la loro capacità d’essere forza di governo.

Sarà questa la ragione che ha spinto Veltroni a ricercare ora il consenso in quei settori più viscerali della sinistra, allacciando l’accordo con Di Pietro che si collega perfettamente ai modi meno razionali e più sbrigativi e diretti di rendere sfogo alla protesta che proviene dalla pancia del popolo.

Vito Schepisi

http://www.loccidentale.it/node/13489

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