Sciupone l’emiliano, ovvero: la divisione dei pani del messianico Prodi

prodi_11.jpgSe c’è una soddisfazione abbastanza avvertita dagli elettori italiani è quella di pensare che con la caduta della legislatura vengono meno tanti vantaggi concessi al personale della politica. In particolare è un gran piacere pensare che tutti coloro, e sono tanti, che sono stati chiamati ad assumere ruoli di governo, molti dimessisi dal ruolo di parlamentari, non percepiranno più non soltanto l’indennità ministeriale, cosa che è persino ovvia, ma soprattutto l’indennità, parificata a quella dei parlamentari, di ben 140.000 euro lordi l’anno, grazie alla magnanimità di Prodi e della sua maggioranza di centrosinistra.

E’ stato questo, infatti, il regalo che Prodi ha elargito, a spese dei contribuenti, per consentire che i parlamentari, in particolare senatori, chiamati ad assumere funzioni di governo cedessero il passo in Parlamento ai primi dei non eletti, senza che, appunto, perdessero l’indennità parlamentare.

Cosa non abbia fatto “Sciupone l’Emiliano” per mantenersi stretta la poltrona conquistata con un pugno di voti! Cosa non abbia fatto a spese della serietà, della tasca degli italiani e del buonsenso!

Con questo espediente, elaborato dallo staff politico della sinistra arroccata al potere, si volevano ridurre le difficoltà di una maggioranza precaria al Senato, consentendo ai membri del governo di assolvere al loro ruolo, senza preoccuparsi dei numeri ristretti in Parlamento. Un ulteriore regalo annuo di poco meno di 10 milioni di Euro alla politica ed agli uomini del centrosinistra: la meno biblica e più profana moltiplicazione dei pani del “paramessianico” Prodi.

Sono ben 68, infatti, tra ministri, vice ministri e sottosegretari gli uomini di governo non parlamentari che tornano a casa ed alle loro abituali attività. Se ne hanno! Considerata la quantità dei professionisti a tempo pieno della politica. Tanti su un totale complessivo, compreso il Presidente del Consiglio Prodi, di 103 componenti l’intera compagine ministeriale: un esercito! Tanti che hanno contraccambiato con risultati davvero deludenti la spesa sostenuta dall’Italia, con la contribuzione di chi lavora e produce, per il loro mantenimento al Governo.

Ma non sono solo questi i risparmi dei costi della politica che si realizzano con la caduta di questo Governo e la fine della legislatura. Viene meno per 379 parlamentari di prima nomina il diritto al vitalizio. La legislatura con lo scioglimento anticipato delle Camere – prima del tempo utile di 2 anni, sei mesi ed un giorno – non è valida ai fini del vitalizio sia per i citati 379 parlamentari di prima nomina, sia per quelli con più legislature all’attivo. Viene meno per 1.014 parlamentari. E non è una cifra da poco che si risparmia!

In Italia in tanti hanno tifato perché ciò accedesse. In molti hanno ritenuto che questo personale politico parlamentare non meritasse assolutamente il diritto al vitalizio. In molti hanno pensato che se il Governo, com’è stato, fosse effettivamente destinato a cadere, trascinandosi appresso la legislatura, sarebbe stato più opportuno che fosse caduto prima d’aver fatto maturare il vitalizio ai parlamentari. In caso contrario, sarebbe stato ancor più reale e giustificato il sospetto di una politica finalizzata solo al loro tornaconto.

Nel sostenere ciò che è sulla bocca di tutti, come spazio comune di biasimo e di disprezzo, a volte si ha il timore di alimentare il sentimento dell’antipolitica, già corposo e diffuso in Italia, e forse anche per buona ragione. Ma non è questa contrarietà alla furbizia ed ai costi della politica, non è la nausea contro l’utilizzo della democrazia per distribuire i privilegi alle caste, non la rassegnazione nel veder respingere il necessario confronto sulle esigenze quotidiane dei cittadini, non l’atteggiamento, spesso conflittuale, tra i poteri dello stato e le esigenze di rispetto e libertà degli italiani, non le contraddizioni tra le necessità del Paese e le scelte di governo, non è così la voglia di dignità e di correttezza che deve alimentare l’antipolitica. Quest’ultima non è la soluzione al deficit di credibilità che oggi i partiti e la classe politica riscuotono nel Paese.

La spacciata democrazia diretta, quella senza mediazioni, senza verifiche, senza controllo, spesso occasionale, può essere peggiore del male. Le soluzioni suggestive non  sono altro che una forma immaginifica di presumere d’avere la soluzione di ogni problema a portata di mano.

Una politica arrogante ed incapace è comunque sempre da preferire a soluzioni sbrigative. Persino Prodi è meglio del caos e delle soluzioni sommarie invocate dai “guru” dell’antipolitica. Ed anche questa dispendiosa, invadente e sconclusionata maggioranza uscente, per quanto scaturita dal legittimo mandato elettorale, in un sistema di rappresentatività popolare, è preferibile alle forme anarchiche e populiste, spesso anticamere di pericolose dittature.

In Italia non mancano né guitti di piazza, né comunicatori illusionisti che spacciano moralismo a buon prezzo. Non mancano, appollaiati come avvoltoi, giustizialisti e forcaioli di mestiere, pronti a piombare addosso alla preda di turno, purché funzionale all’odio ideologico che desiderano diffondere. Non mancano coloro che indirizzano gli sguardi su visioni prospettiche fuorvianti e faziose con l’intento di rappresentare una società malata dove i cattivi sono sempre da una sola parte. Non manca l’antipolitica militante, che poi antipolitica non è perché alla fine va sempre in soccorso della sinistra più estrema.

Ma non è più il tempo dello spettacolo e della teatralità. Le suggestioni sono solo facili richiami, i più pericolosi, quelli che si devono respingere. Ora è il momento di far pressione perché il confronto elettorale si attui sulle scelte. Bisogna scegliere perché finisca il tempo delle guerre di legittimità, all’ombra delle quali è cresciuta la più inconcludente classe politica della nostra storia repubblicana.

L’odio profuso ed i richiami contro qualcosa alla fine, come abbiamo visto con Prodi, nascondono insidie alla democrazia ed alla legittima scelta degli elettori, nascondono incertezze e confusioni programmatiche, nascondono conflitti politici di maggioranze numeriche poi incapaci di esprimere coerenti azioni di governo.

 

Vito Schepisi

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