Il caos elettorale

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È bastata una nuova proposta di Franceschini sulla riforma della legge elettorale per ripiombare nel caos dei veti incrociati. Ma questi non è il vice di Veltroni nel PD? I due non si potevano parlare prima? E gli incontri di Veltroni con i leader del centrodestra che significato avevano? Si ha il sospetto che a sinistra il caos regni sovrano.

Prima della nascita del PD c’erano tante voci in disputa di visibilità e di tatticismi, ma dopo la nascita del PD niente sembra cambiato. Veltroni era uscito allo scoperto e si era fatto sentire per la riforma delle legge elettorale. Aveva portato la questione al centro dell’attenzione politica  e la sua proposta aveva anche assunto i connotati di una vera e coerente volontà, condivisa dal maggior partito dell’opposizione, di risolvere le criticità relative alla frammentazione dei partiti ed all’immobilismo dei veti e delle pressioni. Sembra, però, che l’illusione sia svanita e che il tutto sia durato veramente poco.

Veltroni è sempre lo stesso: più scena che sostanza. Anche il decreto sulla sicurezza, caparbiamente voluto dal Sindaco di Roma dopo l’uccisione a Roma di una donna ad opera di un immigrato rumeno, è stato prima svuotato, poi modificato e snaturato con l’assurda norma illiberale, limitativa del diritto di opinione sulla avversione alla omosessualità. Votato al Senato per il rotto della cuffia, con un voto di scarto e la presenza massiccia e determinante dei senatori a vita, è stato poi alla fine ritirato alla Camera per errori nel testo della sciagurata norma contro l’omofobia. Cancellato dopo il tentativo di un ulteriore pastrocchio, abbandonato dopo che il Presidente della Repubblica aveva fatto sapere che non si sarebbe prestato al gioco.

Ci chiediamo a questo punto Veltroni che cosa ci sta a fare? Se non riesce ad essere sintesi del Partito democratico, qual è il suo ruolo? Se Veltroni deve essere la faccia nuova di Prodi, ormai inviso agli italiani, è meglio che rimanga a fare il sindaco di Roma e poi scaduto il suo mandato, come si era impegnato a fare, se ne vada in Africa ad occuparsi dei problemi di quel continente. Danni da quelle parti ne può fare pochi, hanno troppo poco da perdere in Africa! E poi più che qualche fotografia ed un libro di buoni propositi cosa ci aspettiamo che faccia?

Non si può pensare che oggi si proponga una cosa con la riserva mentale di modificarla domani. Se Veltroni, come sembra, ha in mente il modello francese, proposto dal suo vice Franceschini, dopo che lui aveva parlato d’altro, perché non l’ha detto? Perché non si è battuto, anche forte del suo ruolo di leader del maggior partito della sinistra per condurre il confronto sull’opzione francese? Qual è il gioco dei leader del PD? E sembra sia questo il momento di giocare?

D’Alema, dopo i guai che sta passando la Forleo, ora si sente più libero. Esce persino rafforzato. Chi altri, infatti, oserà sfidarlo dopo l’esempio dato nel saper scuotere la pigrizia del CSM nell’intervenire a  rimuovere magistrati fuori dalle righe? Grazie a Repubblica ed alla Procura di Napoli, è pure calato il sipario e l’indignazione sulle sue chiacchierate telefoniche con Consorte. E dopo la delusione per essersi disperso nel sogno dell’ex Presidente di Unipol, che gli è costato il dover cedere il passo alla elezione (o nomina?) di Veltroni alla guida del PD, riemerge nella lotta a sinistra per occupare spazi di potere, influenzare le scelte ed indebolire il ruolo politico dei competitori. E’ proprio strano che ora D’Alema sostenga il modello tedesco, in precedenza osteggiato, e si spinga a respingere quello francese di cui una volta era convinto sostenitore. L’ambizione ed il potere sono forze che sospingono. Sono come tornadi che devastano e mescolano nell’aria ogni cosa nel raggio della loro azione.

In tutto questo chi manca è sempre Prodi. L’unico che per il suo ruolo poteva porre un punto fermo sulla questione. Quando la lotta si fa dura, l’uomo vero si mostra in tutto il suo coraggio. Dinanzi al pericolo, invece, è il codardo che si defila. Sulla questione elettorale la voce assente è solo quella del Presidente del Consiglio che, come al solito, per mancanza di coraggio politico, si defila.

Quella di un sistema elettorale efficace, non è una questione che riguarda solo il Parlamento, come afferma il capo del Governo, ma la continuità e la coerenza programmatica del Paese. E già che a questi piacerebbe solo un Parlamento che gli votasse la fiducia! E quale altro Parlamento continuerebbe a sostenerlo, se non uno in cui si componga una maggioranza di partiti tanto diversi, ma uniti dalla consapevolezza che l’unione della loro diversità è la stessa che li mantiene al potere e che il loro leader sia conformabile, a seconda dei gusti e delle circostanze?

Il 16 gennaio è ormai vicino, ed è la data in cui la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’ammissibilità del referendum elettorale. Come fare così a non ricordare le dimissione del Giudice Vaccarella motivate dalla protesta per le pressioni politiche sulla Consulta?

Si apre un ciclo terribile per il governo e la maggioranza di sinistra, anche perché dietro le iniziative di alcuni aleggia il sospetto che si nasconda il reale scopo di ciascuno. C’è il sospetto che a sinistra ci siano componenti strategiche diverse e che Prodi sposi solo quella di restare seduto sulla poltrona del Presidente del Consiglio.

Il Paese, nel frattempo, resta a guardare: e non è un bello spettacolo!

Vito Schepisi

http://www.loccidentale.it/node/11403

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Una Risposta to “Il caos elettorale”

  1. best love song lyrics Says:

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