Signor Prodi governare il Paese non Le si addice

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L’attacco dei giudici e la campagna del gruppo Repubblica – L’Espresso ci avvertono che la resa dei conti è vicina. Il partito della rissa e della diffamazione si schiera con la sua artiglieria. L’ordine è partito e si spara ad altezza d’uomo. Il bersaglio? Sempre lo stesso: Berlusconi!

Tra l’amarezza nel constatare il barbaro riproporsi del malcostume politico-giudiziario, tra lo sconforto per il riemergere dei toni aspri a sinistra e del reiterarsi di una politica fatta di odio e di delegittimazioni, s’avverte all’incontrario una bella sensazione: è quella di pensare che a breve Prodi, voglia o non voglia, si debba far da parte.

Non  tutti ricevono i regali da Babbo Natale, molti sono tradizionalmente legati alla Befana, ed il dono di un Prodi che ritorna finalmente a casa, che venga da babbo Natale o dalla Befana fa poca differenza: l’importante è che venga!

Prodi è come la carestia, come il tormento…come l’agonia. E perché non dare serenità alla signora anziana in piazza Colonna a Roma che supplicava il Presidente del Consiglio di tornarsene a casa perché sta rovinando il Paese? Se la signora Flavia vuole così bene a suo marito, e lo ammira, se lo tenga vicino, vicino…ma per cortesia lo allontani da noi! A noi non (ci) piace!

Parafrasando le parole di Don Luigi Sturzo “la libertà è come l’aria: si vive nell’aria; se l’aria è viziata, si soffre; se l’aria è insufficiente, si soffoca; se l’aria manca si muore”, potremmo dire che con Prodi l’aria è viziata, spesso insufficiente ed a volte manca del tutto. Il professore è asfittico, è soffocante, è allergico agli italiani: 

Prodi è indigesto, per conformazione, per modi, per comprensione. E’ l’idea dell’esatto contrario della sensazione di libertà. Prodi è come un regime: quando c’è, ci si accorge che c’è, perché si avverte, si soffre…fa male!

Nessuno vorrebbe essere triste ma… se lo si guarda, lo si sente, lo si subisce: Prodi rattrista!

Si è aperta una fase nuova per la politica italiana. Il senatore diniano D’Amico ha dichiarato in Senato: “Consideriamo conclusa una fase della vita politica nazionale. Da oggi in poi svilupperemo una libera iniziativa politica affinché il salto si possa compiere”. Parole che annunciano che il tormento è finito e che l’Italia può riprendere il suo cammino verso scelte di crescita e di libertà. Sarà il voto o un nuovo governo, sarà ciò che dovrà, ma è già un gran risultato rimuovere Prodi

Questa maggioranza ha dunque concluso il suo percorso. Era ora! Il voto sull’ultima fiducia al Senato è stato garantito dal voto compatto dei 6 senatori a vita presenti. Tra questi anche da coloro che hanno dichiarato di voler  mantenere in vita questa maggioranza solo per il tempo necessario ad assicurare una qualsivoglia legge finanziaria per il 2008. E’ prevalso solo il senso di responsabilità e la volontà di evitare l’esercizio provvisorio. Pezzi della vecchia maggioranza hanno preso le distanze da questo esecutivo pasticcione e confuso. L’Unione, che non è mai stata tale nelle scelte politiche, si è definitivamente sfaldata. Si è dissolta, come la neve caduta nei giorni scorsi, scaldata dal tepore di questa piccola primavera meteorologica che s’è affacciata in Italia.

Il senatore Fisichella ha annunciato che il suo voto alla finanziaria è l’ultimo voto concesso a questa maggioranza perché “il rapporto di fiducia con il Governo è esaurito”. E Mastella che dichiara “di fronte alla ritrosità di senatori come Fisichella e Dini prendi atto e vai al voto”, da simbolo negativo dell’Italia furbesca, diviene persino simpatico.

Liberarci da Prodi vale un 25 aprile per chi ama l’Italia e la libertà. Prodi per le sue ambizioni può solo trascinare l’Italia nel baratro: avevano ragione in Europa a considerarlo inadeguato. Aveva ragione la Bonino a ritenerlo un cervello piatto.

E’ apparso un uomo disposto a tutto pur di incollare il suo sedere sulla poltrona più alta: ci ha persino riportati sulla scena politica i comunisti, ormai reperti archeologici negli altri paesi occidentali. L’ha fatto quando il comunismo, fallito, è rimasto imbrigliato dalla sua storia e dalle sue colpe.  Li ha condotti per mano al Governo mentre il comunismo veniva condannato dalle società civili e dalle democrazie europee. Se nel gennaio del 2006 a Bruxelles il Consiglio d’Europa approvava una risoluzione di condanna del comunismo che, alla pari del nazismo, veniva considerato crimine contro l’umanità, pochi mesi dopo venivano chiamati al governo il simpatizzante castrista Bianchi ed il rifondarolo Ferrero. Alla Presidenza della Camera veniva eletto il neo comunista Bertinotti ed alla Presidenza della Repubblica il post comunista Napolitano.

Con la fiducia sulla finanziaria al Senato si è solo voluto scongiurare il timore che alla precarietà del Paese sullo scenario economico-politico internazionale, ed alla grigia tristezza dell’era Prodi, su cui già si era soffermato l’autorevole quotidiano di New York, si aggiungessero la difficoltà di uno Stato, tra le economie industriali più avanzate del mondo, priva della sua legge di indirizzo finanziario per il prossimo imminente esercizio.

“Sarebbe quasi da non votarla – ha dichiarato Dini – Diamo un giudizio di non soddisfazione, ma riteniamo per il Paese pericoloso restare senza Finanziaria, in particolare in un momento di turbolenza sui mercati finanziari internazionali”. Se la parole hanno un senso, questa è proprio la fine di Prodi.  Viene meno, oltre che la maggioranza politica, anche quella numerica, garantita finora solo dall’apporto dei senatori a vita. Anche Napolitano ora prende atto che vi sono “molte inquietudini e manifestazioni di sfiducia tra i cittadini”.

Signor Prodi a questo punto ne prenda atto anche Lei, si faccia le vacanze di Natale a casa e ci resti! Governare il Paese non Le si addice! Non Le sembra più dignitoso andarsene con le sue gambe anziché farsi cacciare?

Vito Schepisi

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